30) I comportamenti dei politici e degli esponenti della cultura
E’ doveroso iniziare questo argomento con il vergognoso comportamento del governo italiano e della nostra politica in genere nei primi anni del dopoguerra: Inquietanti rivelazioni di Marco PIrina:
https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2019/12/Pirina-il-tradimento-italiano.mp4
Conferimento della massima onorificenza della Repubblica italiana, cioè il Cavalierato di Gran Croce al Merito, decorato di Gran Cordone. Belgrado, 2 ottobre 1969, (prima, quindi, della firma del trattato di pace con la Jugoslavia) durante la prima visita di Stato del Presidente Saragat, accompagnato dall’allora Ministro degli Affari esteri, Aldo Moro.
Sandro Pertini
Il Presidente Sandro Pertini, in qualità di capo dello Stato, andò a Belgrado a onorare la salma di Tito, che considerava “suo fraterno amico”, ma non passò mai a visitare almeno la foiba di Basovizza, come lo avevano invitato a fare le associazioni degli esuli.
in Italia ci sono ancora oggi 12 comuni che nella loro toponomastica riportano il nome di Tito, ignorando completamente la tragedia da lui provocata contro gli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia. Eccoli: – Aci Sant’Antonio (Catania); Campegine (Reggio Emilia); Cornaredo (Milano) ; Nuoro ; Palma di Montechiaro (Agrigento); Parete (Caserta); Parma; Quattro Castella (Reggio Emilia); Reggio Emilia; Scampitella (Avellino); Ussana (Cagliari); Verzino (Crotone)
Il primo a visitare la Foiba è stato il Presidente Francesco Cossiga nel 1991
Nel 1992 il Presidente delle Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato la Foiba di Basovizza monumento nazionale
si dovette aspettare il 26 agosto del 1996, quattro anni dopo la dissoluzione della Federazione Jugoslava, perché un esponente del Partito Comunista come Luciano Violante riconoscesse, in qualità di Presidente della Camera dei deputati, la responsabilità del proprio partito nel processo di rimozione volontaria di questa pagina di storia: «Nella storia scritta dai vincitori, e nelle convenienze che segnarono la guerra fredda, e che comportavano un atteggiamento di particolare condiscendenza per Tito, le foibe dovevano scomparire dalla memoria nazionale»
PIERO FASSINO (Ds). (Dall’ “Unità” del 28 dicembre 2003).
Non dimenticare significa anche fare i conti con le pagine tragiche dell’immediato dopoguerra. Quando la vittoria agognata acceca la ragione dei vincitori e i vinti sono più vinti e indifesi che mai. Non abbiamo chiuso gli occhi – e dobbiamo continuare a non chiuderli – per restituire giustizia a quanti furono vittime di episodi di vendetta e di esecuzioni sommarie che solo la tremenda asprezza di quella stagione può spiegare, ma non giustificare. Così come non chiudiamo gli occhi di fronte al dramma delle foibe e dell’esodo degli italiani dell’Istria e della Dalmazia, una tragedia troppo a lungo rimossa nella coscienza civica degli italiani”.
PRODI E FASSINO SVENDETTERO I BENI DEGLI ESULI SU ORDINE USA-parte1
(da “Il Dalmata-aprile 2011)
Fassino: “A Palazzo Chigi, Prodi mi racconta le parole con cui Clinton lo ha accolto nello studio ovale della Casa Bianca:«Chiudete il conflitto con la Slovenia»” “Che per una ragione di politica interna” (restituzione dei beni degli esuli espropriati da Tito contro il disposto del Trattato di Pace! Ndr) “e di cattivi rapporti bilaterali l’Italia blocchi l’aggancio europeo della Slovenia, viene considerata a Washington una miopia provinciale pericolosa per tutti.” “Ecco perché Prodi conclude il nostro colloquio con un chiaro «Vai a Lubiana e chiudi il contenzioso”. Queste le parole testuali dell’on. Piero Fassino pubblicate nel libro “Per passione” edizione Rizzoli dalle quali risultano due verità umilianti per l’Italia e per gli esuli. Il Governo di centro-sinistra di Prodi e il suo Ministro degli Esteri Fassino, un comunista!, eseguivano gli ordini del Presidente americano senza fiatare, alla faccia dell’indipendenza nazionale. Il problema della restituzione dei beni degli esuli era per il Governo di Washington e, purtroppo, per il Governo di centro-sinistra italiano “una miopia provinciale pericolosa per tutti”.
dal libro di Piero Fassino “Per passione”: cosi’ scrive l’autore:
“Pochi giorni dopo, Prodi, nella sua qualità di presidente di turno dell’Unione Europea, si reca a Washington per l’incontro transatlantico con i presidenti degli Stati Uniti e del Canada. Rientrato, mi telefona: “Devi andare subito in Slovenia; vieni che ti devo spiegare perché”. A Palazzo Chigi, Prodi mi racconta le parole con cui Clinton lo ha accolto nello studio ovale della Casa Bianca: “Chiudete il conflitto con la Slovenia”… Nel ‘94 una parte degli esuli preme, dunque, perché il governo ponga la restituzione preventiva dei beni abbandonati come condizione per l’assenso italiano al trattato di associazione della Slovenia all’Ue. Il ministro degli Esteri Martino, e il sottosegretario delegato Caputo fanno propria quella rivendicazione bloccando la sottoscrizione del trattato.
Quando l’Ulivo nel ‘96 vince le elezioni, la questione è ancora aperta. E inquieta Washington e Bruxelles. Tant’è che Clinton sollecita Prodi a risolverla… Che per una ragione di politica interna e di cattivi rapporti bilaterali, l’Italia blocchi l’aggancio europeo della Slovenia, viene considerata a Washington una miopia provinciale pericolosa per tutti.
PRODI E FASSINO SVENDETTERO I BENI DEGLI ESULI SU ORDINE USA-parte2
(da “Il Dalmata-aprile 2011)
Fassino: “A Palazzo Chigi, Prodi mi racconta le parole con cui Clinton lo ha accolto nello studio ovale della Casa Bianca:«Chiudete il conflitto con la Slovenia»” dal libro di Piero Fassino “Per passione”:cosi’ scrive l’autore:
“Ecco perché Prodi conclude il nostro colloquio con un chiaro: “Vai a Lubiana e chiudi il contenzioso”. Con due diplomatici esperti, Rocco Cangelosi e Francesco Verderami, parto per Lubiana. Dopo un’estenuante giornata di negoziati nel castello di Bled, arriviamo a un accordo sulla base del cosiddetto “compromesso Solana”, il segretario generale della Nato che, qualche mese prima, ha avanzato una proposta di mediazione, a conferma della preoccupazione con cui la Nato e gli americani guardano a un contenzioso tra Italia e Slovenia. Miglioriamo il testo proposto da Solana: stiliamo un vero e proprio nuovo accordo che stabilisce la possibilità per tutti gli italiani dell’esodo di riacquistare le antiche proprietà con un diritto di prelazione. La Slovenia, inoltre, si farà carico della sua quota dei risarcimenti sanciti a Osimo, devolvendo questi soldi in un apposito fondo che l’Italia potrà mettere a disposizione degli esuli per esercitare il diritto di prelazione.
L’accordo consente così all’Italia di dare luce verde all’associazione di Lubiana all’Unione Europea, che sarà firmata nel ‘97 in una cerimonia a Bruxelles nella quale sarò proprio io a rappresentare il governo italiano. Il giorno dopo discuto l’intesa con gli esuli a Trieste.” Aiutato da alcuni dirigenti istriani del nostro partito, in particolare Stelio Spadaro – segretario del partito di Trieste e originario dell’Istria – a partire dall’89 ho cercato di rimuovere colpevoli silenzi e vecchie incrostazioni e diffidenze, inaugurando una stagione di dialogo con le associazioni degli esuli e di relazioni permanenti con le comunità italiane dell’Istria e della Dalmazia. E sono stato il primo dirigente nazionale del partito, quando ancora c’era il Pci, ad andare alle foibe a rendere omaggio agli italiani uccisi. Dunque per gli esuli sono un interlocutore credibile. L’assemblea, a Trieste, è affollata e tesa come sempre quando si mischiano argomenti razionali e dolori personali e familiari che si legano a un tempo antico. Una parte degli esuli non condivide l’accordo. Me lo aspettavo, ma proprio per questo ho deciso di affrontare una discussione. Difendo l’utilità dell’intesa e prendo impegni precisi per dare soddisfazione a richieste a lungo disattese. Istituiamo, insieme all’associazione degli esuli, un “tavolo permanente” di lavoro comune presso la presidenza del Consiglio, per iniziative concrete che diano tangibilmente il segno di una tragedia non più dimenticata: la Rai imposterà programmi che restituiscano conoscenza e memoria dell’esodo; Luigi Berlinguer ne promuove una giusta ricollocazione nei programmi scolastici; viene emesso un francobollo commemorativo e coniata una medaglia, conferita alle famiglie che hanno particolarmente sofferto. Con l’Inps mettiamo in cantiere la ricostruzione dei periodi previdenziali persi a causa dell’esodo, mentre gli esuli assegnatari di case popolari usufruiranno, a titolo di ulteriore risarcimento da parte dello Stato italiano, di condizioni vantaggiose per il riscatto degli alloggi. La sollecitazione di Clinton a Prodi rende evidente quanto strategica sia una politica europea per l’Europa centrale e orientale… Il nostro compito – ne conveniamo con Prodi e Dini – è, invece, quello di spalancare porte e finestre, rendere quel confine superfluo, diventare partner di quei Paesi, essere loro sponsor principale in Europa. Entrambi mi danno carta bianca. A Prodi quest’idea di un’Italia apripista dell’integrazione a est piace. E mi appoggia con entusiasmo.
– La Camera ha approvato la legge che istituisce la Giornata del Ricordo delle vittime delle foibe e degli esuli istriani. (AdnKronos 11.02.2004 12:49) i quindici voti contrari alla Camera furono tutti espressi da deputati appartenenti al Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) o a Rifondazione Comunista (PRC). Il provvedimento è passato poi anche al Senato. Era senatore del Partito dei Comunisti Italiani anche Gianfranco Pagliarulo, attuale (2022) presidente dell’ANPI. Uguali furono gli schieramenti : contrari alla legge i parlamentari di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, favorevoli tutti gli altri gruppi: Presenti 521 – Votanti 517 – Astenuti 4 – Maggioranza 259 – Sì 502 – No 15..
Intervento dell’On. Fassino: https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2020/03/fassino-2.wmv
Armando Cossutta, Maura Cossutta , Titti De Simone, Elettra Deiana , Oliviero Di Liberto, Alfonso Gianni, Francesco Giordano Ramon Mantovani, Graziella Macia, Giuliano Pisapia, Marco Rizzo, Giuseppe Cosimo Sgobio, Giovanni Russo Spena, Tiziana Valpiana, Nichi Vendola
In 15 hanno votato contro
”E’ un atto di riconciliazione nazionale, di verita’ e di giustizia, una testimonianza di amore verso tanti italiani per troppo tempo dimenticati”. Cosi’ il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, si e’ espresso in Aula dopo l’approvazione della legge che istituisce la Giornata del Ricordo delle vittime delle foibe e degli esuli istriani. (AdnKronos 11.02.2004 12:52)
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL “GIORNO DEL RICORDO”
Quirinale, 10 febbraio 2007
Lo scorso anno il Presidente Ciampi volle che si svolgesse qui la prima cerimonia di conferimento della medaglia del “Giorno del Ricordo” a famigliari delle vittime – come recita la legge dell’aprile 2004 – “delle foibe, dell’esodo e della più complessiva vicenda del confine orientale”. Raccolgo l’esempio del mio predecessore a conferma del dovere che le istituzioni della Repubblica sentono come proprio, a tutti i livelli, di un riconoscimento troppo a lungo mancato. Nell’ascoltare le motivazioni che hanno questa mattina preceduto la consegna delle medaglie, abbiamo tutti potuto ripercorrere la tragedia di migliaia e migliaia di famiglie, i cui cari furono imprigionati, uccisi, gettati nelle foibe. E suscitano particolare impressione ed emozione le parole : “da allora non si ebbero di lui più notizie”, “verosimilmente” fucilato, o infoibato. Fu la vicenda degli scomparsi nel nulla e dei morti rimasti insepolti. Una miriade di tragedie e di orrori ; e una tragedia collettiva, quella dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati, quella dunque di un intero popolo.
A voi che siete figli di quella dura storia, voglio ancora dire, a nome di tutto il paese, una parola di affettuosa vicinanza e solidarietà. Da un certo numero di anni a questa parte si sono intensificate le ricerche e le riflessioni degli storici sulle vicende cui è dedicato il “Giorno del Ricordo” : e si deve certamente farne tesoro per diffondere una memoria che ha già rischiato di esser cancellata, per trasmetterla alle generazioni più giovani, nello spirito della stessa legge del 2004. Così, si è scritto, in uno sforzo di analisi più distaccata, che già nello scatenarsi della prima ondata di cieca violenza in quelle terre, nell’autunno del 1943, si intrecciarono “giustizialismo sommario e tumultuoso, parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento” della presenza italiana da quella che era, e cessò di essere, la Venezia Giulia. Vi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”.
Quel che si può dire di certo è che si consumò – nel modo più evidente con la disumana ferocia delle foibe – una delle barbarie del secolo scorso. Perché nel Novecento – l’ho ricordato proprio qui in altra, storica e pesante ricorrenza (il “Giorno della Shoah”) – si intrecciarono in Europa cultura e barbarie. E non bisogna mai smarrire consapevolezza di ciò nel valorizzare i tratti più nobili della nostra tradizione storica e nel consolidare i lineamenti di civiltà, di pace, di libertà, di tolleranza, di solidarietà della nuova Europa che stiamo da oltre cinquant’anni costruendo. E’ un’Europa nata dal rifiuto dei nazionalismi aggressivi e oppressivi, da quello espressosi nella guerra fascista a quello espressosi nell’ondata di terrore jugoslavo in Venezia Giulia, un’Europa che esclude naturalmente anche ogni revanscismo.
Il caro amico Professor Paolo Barbi – figura esemplare di rappresentante di quelle terre, di quelle popolazioni e delle loro sofferenze – ha mirabilmente ripercorso la sua esperienza : specie quando ha parlato del “sogno” e del progetto europeo in cui egli ed altri cercarono in modo illuminato il risarcimento e il riscatto oltre l’incubo del passato e l’amarezza del silenzio.
Bertinotti a RAI 1: “le foibe sono un orrore della guerra, uno degli errori che non devono graffiare minimamente la grandezza della Resistenza”.
Foibe: il Premier croato Mesic ammette, fu atto criminale.
29 gennaio 2007 alle 17:25— Fonte: repubblica.it
“Le Foibe furono un crimine e io lo ammetto”
Rossana Rossanda è nata a Pola il 23 aprile 1924, città che lasciò da bambina con la famiglia, trasferendosi a Milano. Nominata da Palmiro Togliatti responsabile della politica culturale del PCI, nel 1963 venne eletta per la prima (ed unica) volta alla Camera dei Deputati. Venne radiata dal partito nel 1969, a seguito delle sue critiche nei confronti dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia.
Anche la sorella, Marina Rossanda, primario dell’ospedale Niguarda del capoluogo lombardo, era nata a Pola, e fu Senatrice per due legislature.
Entrambe – va detto con molta chiarezza – non hanno mai sentito il minimo dovere di criticare l’oblio nel quale proprio il PCI nel quale militavano, aveva relegato la Tragedia delle Foibe e dell’Esodo, nemmeno dopo l’istituzione del Giorno del Ricordo.
Il 13 luglio 2020 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahorhannp firmato il protocollo di restituzione del Narodni Dom,
in cambio dell’omaggio ai martiri delle foibe e dell’implicito riconoscimento delle responsabilità di Tito (implicito, si badi bene), sono stati effettuati:
1) l’omaggio paritetico a 4 terroristi fucilati negli anni ’30 per sabotaggi e omicidi di gente inerme;
2) consegna di un palazzo nel cuore di Trieste , dopo che erano stati appena utilizzati circa 20 milioni di euro per farne un sito universitario (in pratica sarebbe la terza volta nell’arco di un secolo che questo palazzo viene regalato a spese dei contribuenti). Il fatto è ancor più stridente se si considera che né Slovenia, né Croazia hanno mai risarcito in alcun modo – neanche simbolicamente – le migliaia di case centenarie abbandonate dagli oltre 300.000 esuli e tutti i loro beni razziati dai titini; 3) consegna ad un “intellettuale” sloveno ultracentenario della massima onorificenza italiana (Cavaliere di Gran Croce della RI) il quale, subito dopo intervistato dai giornalisti ha negato le foibe e qualunque altra atrocità dei comunisti Jugoslavi dell’epoca; 4) è stata ammainata la Bandiera Italiana alla foiba di Basovizza per sostituirla con le tre (italiana – slovena – EU);5) è stata tolta una corona d’alloro messa appena due giorni prima per ricordare i morti italiani del 1920 per non ledere la sensibilità del Presidente sloveno. Tutto questo come atto bilaterale con un Paese di 1 milione e 800 mila abitanti, grande poco più del Veneto.La riappacificazione tra i popoli non può passare per la mistificazione della storia e attraverso scambi iniqui intesi come atti di servilismo !
Il 13 Luglio 2020 il Presidente Sergio Mattarella ha conferito allo scrittore Boris Pahor l’onorificenza Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dopo che aveva dichiarato che le foibe sono una “balla”!
Che dire del carrozzone RAI e dei suoi “esperti”? L’Istria è definita “Penisola serbo-croata (sic) annessa all’Italia alla fine della prima Guerra Mondiale”
Questo è lo “storico” Eric Gobetti, autore di vari pamphlets. Con questa foto pubblicizza il suo libro : si noti il fazzoletto rosso al collo l’immagine di Tito sulla maglietta, le bandiere slave stellate di rosso, che non esistono più neanche dove le hanno inventate, la statua di Tito alle spalle, cioè i simboli di quelli che nelle Foibe ci gettavano morti, ma anche vivi, gli Italiani e i nemici: è spesso invitato come relatore non solo da ANPI, centri sociali e simili, ma anche nelle scuole.
Giudizio espresso dallo storico e giornalista Pier Franco Quaglieni:
Che l’editore che fu di Benedetto Croce, e che Croce trasformò da tipografo di Bari in grande editore italiano, abbia pubblicato un lavoro sulle foibe di Eric Gobetti, noto tra gli addetti per le sue simpatie scopertamente titine e anti italiane, è una vergogna. I libri sono sempre benvenuti, ma quelli che vogliono minimizzare se non giustificare le foibe e la pulizia etnica, non sarebbero neppure degni di una citazione, diceva severamente l’amico Massimo Mila.E infatti io non ne parlerò, ma mi limito ad esprimere la mia indignazione di storico e soprattutto di italiano verso un personaggio che il mondo accademico, finora, non ha accolto tra le sue fila e che continua a scrivere a gettito incalzante delle pagine che negano l’evidenza dei fatti. Dopo i libri di Gianni Oliva, che hanno tolto il velo dell’oblìo e della falsificazione sulle foibe e sull’esodo, nessuno può continuare ad offendere le vittime del genocidio italiano del confine orientale in nome di un’ideologia condannata dalla storia. Faccia attenzione l’ANPI a sponsorizzare questo libro incredibile perché commetterebbe un passo falso gravissimo.
Prof Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena. Non si capisce a che titolo e con quale competenza parli di Foibe e Giornata del Ricordo, visto che è professore di storia dell’arte: potrebbe forse commentare la distruzione delle vestigia architettoniche veneziane, come i leoni di pietra che ornavano tutte le città costiere dell’Istria e della Dalmazia, guerra culturale che è proseguita negli anni ’90, con la distruzione delle moschee e nel ponte di Mostar, fra i pochissimi esempi di architettura civile lasciata dalla dominazione turca. Montanari sul tema, di cui non è certo un esperto, ha prodotto questa dichiarazione: ” La legge del 2004 che istituisce la Giornata del Ricordo (delle Foibe) a ridosso e in evidente opposizione a quella della Memoria (della Shoah) rappresenta il più clamoroso successo di una falsificazione storica».
Il palinsesto è stato frettolosamente cambiato in extremis , invityando anche Marino Micich (direttore del Museo Archivio Storico di Fiume a Roma) e , non si capisce perché, anche Tomaso Montanari.
La discussione è proseguita su Facebook con Gobetti: https://www.facebook.com/photo/?fbid=2378043068999880&set=a.396411613829712
Gobetti non gradisce il contraddittorio: poco dopo mi ha anche bannato dal suo profilo.
Pier Luigi Di Battista: “Il punto non è se Tomaso Montanari sia un negazionista sulle foibe. Il punto è capire perché ancora nel 2021 faccia ancora tanto male ricordare la tragedia delle foibe.
Il punto è quale patologia ideologica nutra questa ossessione minimizzatrice, banalizzante, ridimensionante, sdrammatizzante, rimpicciolente delle foibe. Come se considerarne la portata, come se fare i conti con il significato delle foibe fosse un cedimento, un aprire la porta al nemico, una falla nella trincea della memoria ortodossa. Come se ricordare quelle migliaia di morti ammazzati, legati l’un l’altro da un fil di ferro per essere scaraventati vivi in quelle cavità e risparmiare sui proiettili visto che ne bastava solo uno per trascinare giù tutti gli altri malcapitati, come se tutto questo fosse fare un favore ai fascisti. Come se menzionare il nome delle tante donne come Norma Cossetto che furono ripetutamente sottoposte allo stupro etnico-politico fosse la strada che porta dritto al ritorno del fascismo. Come se il nome stesso della foiba di Basovizza, che il presidente Cossiga volle visitare come capo dello Stato di tutti gli italiani, compresi quelli che avevano avuto un parente infoibato, obbligasse a uscire dalle casematte ideologiche in cui ci si vuole rinchiudere come gesto estremo di autodifesa e ad aprire le finestre del confronto critico.
Ecco quale è il punto: è questa ossessione il punto, è questa ansia di scrivere libercoli di propaganda per cancellare ogni traccia delle foibe, del massacro di italiani, degli esuli dell’Istria e della Dalmazia presi a sassate. È il tono serioso, come quello del professo Montanari, con cui si enunciano castronerie storiche imperdonabili. Ancora, nel 2021: che pena, e che tristezza !!!”
Montanari è esperto anche in WC
La curiosa vicenda del conferimento della medaglia d’oro al gonfalone di Zara,al quale Il Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi ha concesso la Medaglia d’Oro al Valor Militare :
“Zara, città italiana per lingua, cultura e storia, ha dato alla patria nell’ultimo conflitto, tra morti e dispersi militari e civili, un decimo della sua popolazione. 7 Medaglie d’Oro, 22 Medaglie d’Argento e molte altre medaglie al valor militare stanno a testimoniare la valorosa determinazione del suo popolo nei momenti supremi. Dal settembre 43 in avanti la città ha continuato a battersi per mantenere la sua identità.
I fanti, bersaglieri, alpini, marinai e avieri, tra cui molti zaratini del neo costituito battaglione partigiano italiano “Mameli “furono i primi ad affrontare l’invasore tedesco. Le molte decine di caduti in combattimento e le centinaia di italiani vittime di esecuzioni sommarie o morti nei lager, annegati, sono stati il prezzo della resistenza.
Sottoposta a violenti bombardamenti aerei a tappeto, distrutto più di ogni altro capoluogo di provincia del nostro Paese, per l’eroica lotta Zara ha aggiunto alla sua storia altre pagine di grande coraggio. Al fine della guerra Zara desistette solo quando ogni ulteriore resistenza era materialmente impossibile. Le vestigia veneto-romane e le rovine dell’ultimo combattuto periodo restano a memoria della presenza della nostra gente. Il Gonfalone del Comune di Zara, fortunosamente riportato in Patria, testimonia un glorioso passato e quanto sia, comunque, rimasto forte nella gente di Zara l’amore per la Patria comune e la fiducia nei valori che uniscono tutti gli italiani. Fulgido esempio di attaccamento alla Patria e delle più elevate virtù militari.
Zara: giugno 1940 – aprile 1945”.
E’ evidente che il secondo capoverso costituisce un odioso falso storico
Dichiarazione del Libero Comune di Zara in Esilio. Il Consiglio Comunale del Libero Comune di Zara in Esilio …. esprime viva gratitudine al Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi per aver concesso “motu proprio” in data 21.09.2001 la Medaglia D’Oro al Valore Militare al Gonfalone dell’ultima Amministrazione italiana della città di Zara;
deve però, nel contempo, prendere dolorosamente atto che è stato modificato il secondo comma della motivazione per cui risulta stravolta la storia della Città ed inclusi alcuni episodi storicamente falsi che hanno indotto, quindi, in errore la più alta e nobile Carica dello Stato
Il capo della diplomazia croata, Tonino Picula, è riuscito a ottenere che Ciampi abbia rimandato la cerimonia di consegna della discussa onorificenza che Ottavio Missoni avrebbe dovuto ottenere il 13 novembre 2001 nel palazzo del Quirinale a Roma. La Croazia da parte sua ha interrotto le trattative per la firma di un accordo di amicizia tra i due paesi e i croati che desideravano fare la spesa nei negozi triestini oltre confine hanno subito pesanti restrizioni.
Ecco la traduzione letterale dell’incredibile testo del giornale croato di Zara “Regional”:” NOI ESULI SIAMO DALLA PARTE DEL GOVERNO CROATO E SOSTENIAMO LA SUA DISAPPROVAZIONE ALL’ASSEGNAZIONE DELLA MEDAGLIA D’ORO ”
Classica Disinformazia
Conclusione : medaglia non consegnata!
Stampato in 3,5 milioni di copie, dal valore di 0,65 € ciascuna.[1] Su di esso è raffigurato l’ex Palazzo del Governatore della città, oggi Museo marittimo e storico del litorale croato. È inoltre presente la scritta, in maiuscolo: Fiume – Terra orientale già italiana. L’emissione era stata avallata da Mario Landolfi quando ricopriva la carica di Ministro delle comunicazioni.
Il francobollo avrebbe dovuto essere emesso da Poste italiane il 30 ottobre 2007 (erano stati previsti annulli speciali allo spazio filatelico di Milano e all’ufficio di Trieste centro). La data è stata all’ultimo rinviata al 10 dicembre dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, su segnalazione del Ministero degli Esteri. Scopo del rinvio era evitare che potessero emergere polemiche tra l’Italia e la Croazia in concomitanza delle elezioni politiche croate, previste per il 25 novembre. Il rinvio è stato accompagnato da forti proteste dell’Unione degli Istriani e di Alleanza Nazionale contro il governo di Romano Prodi. La vendita del francobollo è al momento sospesa.
2022 . Così il premier Mario Draghi, intervenendo nell’Aula del Senato per il Giorno del Ricordo: “Il ‘Giorno del Ricordo’ – istituito nel 2004 – ci impone di fermarci e riflettere sulle terribili sofferenze vissute dagli italiani nell’Alto Adriatico intorno alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi commemoriamo le donne e gli uomini uccisi per mano dei partigiani jugoslavi e del regime comunista di Tito.
E ricordiamo tutti coloro che furono costretti a lasciare la propria terra. Le loro storie sono un avvertimento quanto mai attuale del pericolo rappresentato dai totalitarismi e dalla violenza politica. Perché quelle divisioni, quell’odio, quei soprusi non trovino mai più spazio in Europa”. “A distanza di oltre settant’anni, dobbiamo cogliere l’opportunità di questa giornata per continuare a indagare sulle cause profonde di quanto accaduto – le parole del presidente del Consiglio – . E dobbiamo continuare a costruire una memoria storica condivisa. Dobbiamo respingere ogni tentativo di strumentalizzazione per fini politici. Perché le vicende che oggi ricordiamo non possono essere un pretesto per provocazioni o propaganda. Le studentesse e gli studenti premiati ci ricordano che dietro alla storia ci sono le vite delle persone, i loro traumi; che senza partecipazione non può esserci memoria; e che tocca ai giovani trasmettere questa memoria alle generazioni che verranno”….“Voglio congratularmi con voi per il vostro lavoro e per la grande sensibilità che avete dimostrato. La ricorrenza di oggi deve essere anche un’occasione per rafforzare i legami con i nostri vicini. Dobbiamo guardarci l’un l’altro con benevolenza e con rispetto. Non fare dei confini una causa di conflitto. Ed evitare che gli errori del passato diventino motivo di divisione o di risentimento. Quando ricordiamo le vittime civili delle persecuzioni avvenute in Istria, nella Dalmazia, nella Venezia Giulia, piangiamo anche la sconfitta di un mondo libero e aperto. Dove il mescolarsi di culture e lingue era fonte di ricchezza e di gioia. Dobbiamo continuare ad impegnarci per trovare terreno comune tra nazioni diverse. E l’unità nella diversità”.
2022. Così il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, intervenendo a Palazzo Madama alle celebrazione del Giorno del Ricordo: “ Del dramma delle foibe tante sono le storie umane che non si possono dimenticare. Come quella di Norma Cossetto: torturata, violentata da 17 aguzzini e infine gettata nuda in una foiba come un rifiuto. Il suo martirio è stato il martirio di centinaia di donne innocenti che ne hanno condiviso un orribile destino per il solo fatto di essere italiane.
“E poi ci fu l’esodo di quasi 350.000 persone; con ogni mezzo, anche di fortuna, pur di mettersi in salvo dalle paure, dalle incertezze, dal peso dell’oppressione. Una diaspora logorante, protrattasi fino alla fine degli anni ’50, che interessò più del novanta percento della popolazione italiana istriana, giuliana e dalmata. Una intera popolazione, con la sua storia, le sue tradizioni, la sua cultura, è stata costretta a lasciare la propria terra, diventata improvvisamente straniera e ostile”.
INTERVENTO DEL SENATORE ROBERTO MENIA IN SENATO PRIMA DEL VOTO SUL DDL CHE CONSENTIRÀ AGLI STUDENTI ITALIANI DI VENIRE NEI LUOGHI DEL RICORDO NELLA VENEZIA GIULIA https://www.facebook.com/UnioneIstriani/videos/539439088359793










































