Il dramma delle Foibe e dell’Esodo, Venezia Giulia,Trieste, Fiume, Istria e Dalmazia.
I veri Protagonisti di questo lavoro giacciono dimenticati da decenni.
Premessa dell’autore.
Il materiale iconografico è stato raccolto in loro memoria da Edoardo Bernkopf, figlio di profughi fiumani. La contestualizzazione storica è doverosa, ma il passato serve a capire ciò che è accaduto, non a giustificarlo.
Questo lavoro non intende minimizzare le colpe del fascismo e dell’Italia, che rientrano certamente nell’escalation di violenza che nelle stragi delle foibe culminò (NdA).
13 luglio 1920, incendio dell’Hotel Balkan , che al secondo piano in alcuni locali ospitava il Narodni Dom, la casa della cultura slovena: spesso presentato come uno dei simboli della violenza fascista, è però quantomeno controverso. In questa vecchia foto si vede che l’incendio parte dal primo piano, e non da terra, mentre una cortina di carabinieri tiene lontana la folla. Ci furono 2 morti e vari feriti, tutti italiani.
13 luglio 1920, incendio del Narodni Dom, la casa della cultura slovena bruciata dai fascisti a Trieste.
Fucilazione da parte di soldati italiani di 5 sloveni, nel villaggio di Dane, nella Loška Dolina, a sudest di Lubiana.
31 luglio 1942
NB: questa foto è stata in più occasioni inspiegabilmente usata per illustrare articoli sulla tragedia delle Foibe, ma con commenti che attribuivano ai fucilatori etnia slava a ai fucilati quella italiana. L’errore è talmente marchiano, vista la inequivocabile foggia degli elmetti in dotazione al Regio Esercito, da suscitare dubbi di un uso furbesco a scopo di controinformazione sulle presunte “bugie” sulle Foibe.
Gen. Mario Roatta , di Modena; comanda la seconda armata in Croazia, dove applica il pugno di ferro. Sua la circolare 3C dove si diceva di applicare il criterio della “TESTA per DENTE”
Generale Mario Robotti di Alessandria. Comando XI Corpo d’Armata. Tristemente famoso il suo dispaccio: “Qui si ammazza troppo poco”
E’ però limitativo e fuorviante far riferimento al ventennio fascista la spiegazione se non la giustificazione della tragedia delle Foibe: il secolo di dominio asburgico che precedette la Prima Guerra Mondiale contribuì fortemente ad alimentare i contrasti etnici, favorendo l’elemento slavo a danno di quello italiano. Vedasi la scheda: “L’Austroslavismo: un fascismo alla rovescia” Inoltre nulla si dice da parte dei nostri “storici” sulle politiche anti-italiane di tutte le amministrazioni jugoslave nei territori dove la popolazione italiana era presente.
Primavera 1945. “Trieste nuovamente sottoposta a durissima occupazione straniera, subiva con fierezza il martirio delle stragi e delle foibe, non rinunciando a manifestare attivamente il suo attaccamento alla Patria”.
Faro della Vittoria. Il basamento della struttura è costituito da pietre provenienti dall’Istria e dal Carso, rispettivamente pietra di Orsera e pietra di Gabrie.
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Giovanni Gronchi
Documento con il quale i Presidenti Luigi Einaudi e Giovanni Gronchi hanno concesso alla Città di Trieste la medaglia d’oro al valor militare.
Luigi Einaudi
Cosa sono le FOIBE
Sono profonde cavità naturali Carsiche. Nell’autunno del 1943 vi si sono fatte sparire: esponenti fascisti, responsabili del tentativo di fascistizzazione dell’area ai danni delle minoranze slave.
Nella primavera del 1945: fascisti, collaborazionisti, ma anche esponenti della Resistenza liberal- democratica e sloveni.
Quante le vittime? Nel 1943, tra le 500 e le 700, nel 1945 dalle 4000 – 5000 alle 10000 – 12000 vittime.
Il giudizio espresso: “Non si può dire che gli istriani sono stati trattati come gli ebrei […] l’italianità colpita non era una entità meramente etnica (come nel caso degli ebrei) ma un soggetto politico, ritenuto, a torto o a ragione, nemico e complice di precedenti violenze subite” (G.E. Rusconi, La Stampa 16-11-00, p. 26).
ELEMENTI DI STORIA XX SECOLO di Augusto Camera e Renato Fabietti
IV edizione Zanichelli, Pagg. 1564-1566
“L’8 settembre 1943, nel vuoto di potere determinato dallo sfacelo dello Stato Italiano, furono uccise, soprattutto in Istria 500/700 persone. Per quanto gravi, quei fatti non corrispondevano però a un disegno politico preordinato: essi furono piuttosto la conseguenza di uno sfogo dell’ira popolare sloveno-croata contro gli italo-fascisti, paragonabile alla strage di fascisti perpetrata nel Nord Italia dopo il 25 aprile, nella quale certo non intervennero motivazioni etniche di nessun genere.”
“[…] Noi non abbozzeremo un bilancio degli “infoibati” e dei soppressi in vario modo e in varie circostanze, in primo luogo e soprattutto perché le cifre fornite dalle varie fonti sono disparate e malcerte; in secondo luogo perché l’abitudine invalsa di usare come argomento politico il cumulo dei cadaveri gravante sulla coscienza di questo o quel partito ci sembra disgustosa.”
In realtà la componente etnica fu preponderante nei numeri (stupirà sapere che nei numeri la tragedia delle Foibe è superiore all’Olocausto italiano) e coerente con il calcolo politico degli slavo-comunisti e le loro mire di annessione territoriale poi effettivamente verificatesi , anche grazie alla complicità e alla condivisione ideologica dei comunisti italiani.
Solo da poco tempo qualcosa si muove nell’”assordante silenzio” che da decenni copre questa pagina dolorosa della nostra storia.
Vive a Portovenere. giornalista, inviato speciale, ha collaborato a “Grazia”, “Epoca”, “Panorama”, “Corriere della Sera”, “Il Tempo”, “Il Resto del Carlino”. E’ stato inoltre direttore di “Storia illustrata” e “La Nazione”. Ha sceneggiato alcuni film e realizzato numerosi programmi televisivi di successo. Nei suoi libri affronta i grandi misteri della storia, spesso ribaltando verità giudicate incontestabili.
Arrigo Petacco: «Quando comincia la guerra, la prima vittima è la verità: quando finisce, le bugie degli sconfitti vengono smascherate e quelle dei vincitori diventano Storia».
«Scrissi il mio libro “L’esodo” qualche anno fa proprio perché, prendendo un enciclopedia, lessi che le foibe venivano definite una sorta di “doline carsiche molto diffuse in Istria». Che sarebbe un po’ come definire Auschwitz una città della Polonia meridionale.



















