15) L’occupazione tedesca: l’Adriatishe Kustenland

All’indomani dell’8 Settembre , l’operazione ALARICO , cioè l’occupazione tedesca dell’Italia e dei territori e delle posizioni militari tenute dall’esercito italiano fino ad allora,  fu paradossalmente salutata con sollievo dalla popolazione italiana di Istria Fiume e Dalmazia , perché faceva cessare l’occupazione slava  e il suo tragico strascico di uccisioni    ( “Prime Foibe” )

Nel resto dell’Italia del nord si era costituita una qualche amministrazione italiana nell’ambito della Repubblica Sociale (R.S.I.)

Nei territori del Friuli- Venezia Giulia, invece, l’occupazione tedesca successiva all’8 settembre aveva assunto le caratteristiche di una vera e propria annessione al Terzo Reich tedesco . Erano state infatti costituite due “zone di operazione” :  l’ “Adriatisches Kustenland” (riprendendo l’antica denominazione Austro Ungarica del “litorale Adriatico”) e  in Carnia l’”Alpenvorland”.

Fu  nominato “gauleiter” (governatore) dell’ Adriatisches Kustenland il nazista austriaco Friedrich Rainer

Al centro Fiedrich Rainer, Gauleiter austriaco, Supremo Commissario del Litorale Adriatico. A destra il gen. Ludwig Kubler, comandante delle forze tedesche del Litorale Adriatico, artefice della politica di sterminio dei partigiani e dei civili che portavano loro aiuto.

Rainer chiamò al comandodelle SS e della Poliziail  Polizeifuhrer Odilo Globocnik ,  austriaco, nato a Trieste, già capo delle SS e della Polizia nel distretto di Lublino, responsabile del  funzionamento dei campi di sterminio di Chelmno, Belzec, Sobibor e Treblinka

Al termine della guerra venne catturato dagli inglesi ma riuscì a sottrarsi al processo che lo attendeva, suicidandosi nel maggio 1945

l’insediamento al palazzo di giustizia di Trieste di Odilo Lotario Globocnick. Si noti accanto alla   svastica nazista l’alabarda emblema della città giuliana

Globocnik giunse a Trieste con i suoi più fidi collaboratori, e fu il creatore del campo di concentramento della Risiera di San Sabba, luogo di morte per i partigiani jugoslavi e italiani, luogo di transito verso Auschwitz per gli ebrei del Litorale.

L’occupazione tedesca fece cessare il primo periodo   di terrore (prime foibe), ma ben presto si rivelò tutt’altro che tiepida nei confronti della popolazione italiana, vista come correa del tradimento dell’8 settembre.

Rainer abolì tutte le amministrazioni civili italiane e proibì addirittura l’esposizione del tricolore

In tutti gli uffici pubblici e nei documenti le lingue ufficiali erano il tedesco e il croato: l’italiano era abolito

Sia il comando militare che l’amministrazione civile tedesca, dopo il tradimento dell’8 settembre, avevano motivo di appoggiare in loco piuttosto gli alleati di stirpe slava, i quali potevano così liberamente esprimere i loro “sentimenti” antiitaliani, a stento repressi negli anni dell’ ”Asse”.

Ustascia croati e Domobranzi Sloveni, fedelissimi alleati dei tedeschi, spesso valorosi , quasi sempre feroci, non facevano mistero dell’ostilità antiitaliana, che li accomunava con gli slavi militanti sull’altro fronte: monarchici “cetnici” e comunisti titini, a loro volta, peraltro,  in guerra fra loro.

Nella regione i fascisti della repubblica di Salò non contavano nulla. Potevano arruolare solo volontari, e solo nella misura del 5% del totale dei chiamati alle armi, percentuale che non raggiunsero mai, dato che non possedevano l’arma della coscrizione.

Gli italiani che volevano recarsi nell’Adriatische Kustenland dovevano munirsi di passaporto.  Allo stesso modo quando fu inviato in visita ufficiale Alessandro Pavolini, capo del partito fascista, le autorità tedesche gli fecero chiaramente capire di essere indesiderato, e lo ricevettero privatamente senza alcuna ufficialità, come “camerata” e “ospite” personale del Gauleiter Rainer

Unica Unità militare italiana ad avere esuberanza di volontari, a godere di relativa autonomia dai tedeschi e a costituire l’unico punto di riferimento per la popolazione italiana era la Decima MAS

A Gorizia i tedeschi tentarono di imporre al Colonnello Luigi Carallo

di ammainare il tricolore che sventolava sul comando del Battaglione della Decima“Barbarigo”, in ossequio alle disposizioni di Reiner. Ne seguì una colluttazione: i soldati tedeschi furono circondati e disarmati dai marò, e desistettero dopo essersi scusati “per il disdicevole equivoco”: infatti , nonostante il divieto vigente, la Decima poteva esporre il tricolore in virtù dell’accordo con la marina tedesca (vedasi  11- : “La situazione militare  sul campo”)

Alla fine del ‘44 il fronte orientale vide il massimo sforzo militare della  Decima (divenuta “Divisione Xa”, in quanto gli arruolamenti volontari avevano raggiunto la forza di una divisione), nel tentativo di arginare l’avanzata slava.

Nel gennaio ‘45 il Battaglione “Fulmine”della Decima MAS difese eroicamente il caposaldo di Tarnova della Selva, impedendo alle formazioni comuniste titine la anticipata conquista di Gorizia.

Tarnova della Selva, gennaio 1945: Un mitragliere punta il suo Breda 30 contro i boschi da cui verrà l’attacco del 1° battaglione della brigata Kossovel. ( IX corpus sloveno). Un momentaneo ripiegamento costrinse all’abbandono dei feriti gravi, che la controffensiva trovò tutti passati per le armi.

Poco dopo Rainer impose l’allontanamento di quella scomoda presenza militare italiana nell’ ”Adriatiche Kustenland”: il grosso della Divisione Xa  fu spostato in Veneto, fra Vicenza, Padova e Venezia.

Progressivamente però, anche i Tedeschi abbandonarono la regione: a difesa della popolazione italiana restavano solo le piccole unità della Decima a reclutamento locale.