32) Foibe: ritrovamenti, fosse comuni , riesumazioni
Dopo la dissoluzione della Repubblica Jugoslava, è caduto il muro di silenzio eretto dal governo comunista sui crimini compiuti dai partigiani e dall’esercito jugoslavo durante la guerra e il dopoguerra.
In Slovenia
Una legge slovena varata nel 2015 prevede una dignitosa sepoltura alle vittime di tutte le guerre
il Governo Sloveno ha istituito la “Commissione per le fosse comuni nascoste in Slovenia”, una istituzione di ricercatori incaricata di rintracciare e documentare le fosse comuni dove furono occultati i cadaveri dei prigionieri uccisi in massa dai militari comunisti jugoslavi alla fine della IIa guerra mondiale e nel periodo successivo. Tale commissione iniziò l’attività il 10 novembre 2005 . I ricercatori diedero una documentazione al governo sloveno il 1º ottobre 2009. Il giornale Jutarnji comunicò che la commissione stimava ci fossero 100.000 vittime in 581 fosse comuni. In realtà ad oggi (2021) il numero è salito a 700
Joze Dezman, coraggioso presidente della Commissione slovena per lo scoprimento e la sistemazione delle fosse comuni ha dichiarato: « Tutte le vittime avrebbero il diritto al ricordo in una tomba dove i morti non sarebbero più ostaggi di un’ideologia, ma sarebbero invece oggetto di un’adeguata cura dello Stato».
Marko Štrovs, responsabile dell’esplorazione per conto della commissione del governo sloveno per le fosse comuni.
il Presidente Dežman, così è si espresso sul negazionismo tuttora diffuso in Slovenia: “Sebbene il diritto a una tomba per tutte le vittime della guerra e della violenza rivoluzionaria sia sancito dal Diritto internazionale e anche dal Diritto sloveno, al momento dello scoprimento del massacro di Huda jama (vedasi oltre E.B.) nella miniera di Barbara Rov, la prima reazione dei politici fu la richiesta di richiudere immediatamente il sito, impedire le indagini e l’esumazione delle vittime e, di conseguenza, di sciogliere la Commissione che presiedevo e presiedo tuttora. Ancora oggi in Slovenia buona parte dell’opinione pubblica e dei politici si sentono custodi della tradizione dei miti e dei tabù del sistema titoista e di conservazione e sviluppo delle tradizioni rivoluzionarie” ha precisato “e lo stesso Presidente della Repubblica Danilo Türk aveva dichiarato allora che occuparsi delle vittime dei partigiani era qualcosa di secondo ordine ”
Il grande numero di fosse comuni esistenti in Slovenia costituisce addirittura un problema “edilizio”: scavando per edificare qualcosa, si rischia di trovarne una. La più grande fu scoperta durante la costruzione dell’autostrada A1 nel 1999 a Tezno (Maribor), nel nord della Slovenia: era originariamente una fossa anticarro, e misurava un chilometro di lunghezza, 4-6-metri di larghezza e 2 metri di profondità. Conteneva i resti di più di 15.000 vittime, nella maggior parte soldati sloveni (domobranzi), croati (ustascia) e loro famigliari.
A Tezno, vicino a Maribor, dal 19 al 26 maggio 1945, successivamente ai rimpatri di Bleiburg, fu compiuta l’uccisione di massa di prigionieri di guerra e civili dello Stato Indipendente di Croazia (NDH), fatti convergere a Tezno da vari campi di prigionia. La maggior parte dei cadaveri è stata sepolta in una fossa anticarro lunga diversi chilometri, che le autorità jugoslave comuniste avevano tenuta nascosta e segreta.
Nel 2012, il governo sloveno ha inaugurato un parco commemorativo a Tezno, dove si tiene una cerimonia annuale.
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In rappresentanza del Parlamento Croato, Josip Leko, nel maggio 2015 ha deposto a Tezno una corona di alloro
Altre immagini:
Nel settembre 2010, a Lese, un paesino presso il confine austriaco è stata scoperta un’altra fossa comune che celava i corpi di circa 700 uomini e donne. Civili. Sloveni e austriaci. Piccoli possidenti, maestri, farmacisti, sacerdoti, taxisti, guardie campestri e pompieri. Tutti colpevoli perché insegnavano o possedevano qualche acro di terra o un negozio, oppure d’indossare una tonaca o l’uniforme “sbagliata”. Per gli jugocomunsti erano solo “nemici del popolo”. Tutti da eliminare. L’annuncio dell’individuazione è stato dato da Marko Strovs, responsabile della commissione istituita dal governo sloveno per individuare i luoghi di occultamento delle vittime di Tito.
Il monumento eretto nel bosco di Leše in ricordo delle vittime dei partigiani titini nel ‘45.
A volte i ritrovamenti avvengono a seguito di ricerche mirate, come nel caso di Huda Jama (Grotta maligna), una miniera abbandonata dove si calcola vi siano circa 2.500 cadaveri, ad oggi solo in parte riesumati. le vittime furono obbligate ad entrare, spogliate, e fatte proseguire per circa 400 metri nella galleria dentro la miniera, e lì furono assassinate con diversi tipi di armi bianche, come picconi da miniera. In seguito furono ricoperte di calce e il sito fu chiuso con spessi muri di cemento e con una pesante lastra di ferro per nascondere la strage. I responsabili e di questo crimine furono Toni Anton Ricek, ufficiale inquadrato nella prima divisione slovena della Difesa Popolare, secondo battaglione della terza brigata, e Konrad Pevec – Konči (“Zdenko”) , responsabile dell’OZNA locale .
Huda Jama (Grotta maligna)
L’ingresso della miniera era chiuso da una pesante lastra di ferro, e a 300 metri all’interno la galleria era chiusa da 11 barriere di cemento. Il loro abbattimento ha portato alla luce una massa informe di scheletri e resti umani, mummificati per la mancanza di ossigeno
2020 – Si sono concluse le operazioni di recupero e catalogazione dei resti delle vittime dalla foiba di Zalesnika, nei pressi di Ternova della Selva, nella zona slovena del Goriziano. Nota ed esplorata da tempo da un team di ricercatori e speleologi coordinati da Jože Dežman, presidente della Commissione di Stato slovena per l’individuazione delle fosse comuni, la cavità contiene resti di circa 250 infoibati italiani e sloveni, i primi prelevati da Gorizia e dintorni nel maggio 1945, durante i 42 giorni di occupazione della città da parte dei partigiani di Tito. A tale conclusione i ricercatori sono arrivati incrociando i dati degli archivi con le testimonianze dell’epoca. In una conferenza stampa, sono stati resi noti tutti i dettagli dell’operazione.
2020 NUOVA FOIBA SCOPERTA IN SLOVENIA, EMERGONO PARTICOLARI AGGHIACCIANTI DALL’ANALISI ANTROPOLOGICA PRELIMINARE: TRA LE VITTIME ALCUNE DONNE E OLTRE UN CENTINAIO DI RAGAZZINI TRA I 15 E I 17 ANNI, AD ORDINARE IL MASSACRO FU L’OZNA ED IL KNOJ, IL SUO BRACCIO OPERATIVO
E’ stato annunciato il recupero di 250 resti di persone trucidate ed infoibate nel Kočevski rog, in Slovenia: sono emersi particolari agghiaccianti. Sarebbero oltre un centinaio i ragazzini uccisi dell’età compresa tra i 15 e i 17 anni, mentre almeno 5 sarebbero le donne. Questo è quanto è emerso dall’analisi antropologica preliminare ordinata dalla Commissione dello Stato per l’individuazione delle fosse comuni, presieduta dallo storico Joze Dezman. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal coordinatore del team di speleologi, l’archeologo Uroš Košir, nella voragine e lungo i bordi esterni è stata trovata una grande quantità di munizioni, prova questa che le esecuzioni furono eseguite sul posto. L’analisi delle ferite in entrata e in uscita trovate sui teschi ha evidenziato che le vittime sono state uccise con fucili automatici. “I resti dei corpi erano coperti di rocce e detriti, tuttavia la squadra di scavo ha anche trovato dei corpi sopra di questi, e per questo sospettiamo che questi fossero prigionieri incaricati di coprire il baratro, ma in seguito furono liquidati anche loro e fatti precipitare all’interno”, così ha detto Košir alla stampa. Il responsabile delle indagini di polizia, Pavel Jamnik ha dichiarato invece che incrociando dati e testimonianze sull’attività partigiana in quella zona, la responsabilità dell’eccidio è da attribuire all’OZNA, la polizia segreta jugoslava, e in particolare al suo braccio “operativo”, il KNOJ (Korpus narodne obrambe Jugoslavije), ovvero il Corpo di difesa popolare della Jugoslavia, costituito da partigiani ed incaricato della sicurezza interna dei territori “liberati” durante la seconda guerra mondiale in Jugoslavia e in seguito il territorio della Jugoslavia comunista.
Nel settembre 2021 il team di speleologi ed antropologi che si occupano della riesumazione delle vittime infoibate nell’abisso di Macesnova Gorica (Kočevski rog) nel giugno 1945 dai partigiani di Tito, hanno comunicato che sono più di 3.000 i corpi individuati, i cui resti sono stati portati in superficie.
Video su Kocevski rog : https://www.tg2.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7944ec1d-621c-4343-b245-9d157c25eee4-
Arrestate nel maggio 1945 e detenute nei siti di Škof a Šentvid, nei pressi di Lubiana, le vittime furono portate nel luogo dell’esecuzione tra il 9 ed il 15 giugno per essere liquidate venendo gettate nell’abisso, ancora vive, come hanno dichiarato gli speleologi, che hanno ritrovato i resti di non meno di 30 persone in punti isolati del crepaccio, segno che una volta precipitate hanno cercato di uscirvi trascinandosi verso le ramificazioni ipogee della grotta. Dalle analisi degli esperti sui resti delle vittime, sarebbero ben 500 i corpi polverizzati a seguito delle bombe lanciate sopra il cumulo dei corpi delle persone legate ai polsi, una volta gettate nell’abisso dai comunisti, per ucciderle e far crollare le pareti dell’inghiottitoio.
Fra gli oggetti recuperati pettini rosari e crocefissi
l’impressionante immagine scattata dai droni della Commissione slovena per lo scoprimento dei cimiteri di guerra nascosti, relativa al ritrovamento dello scorso settembre dei resti delle 276 vittime nella fossa anticarro di Mostec, poco lontano dal confine croato.
Dai coordinatori delle indagini, il Presidente della Commissione slovena di Stato per lo scoprimento delle fosse comuni, Jože Dežman, e lo speleologo Uroš Košir, è stato confermato che i tre gruppi di prigionieri – civili sloveni e croati, soldati tedeschi e diverse donne – vennero prelevati da diversi luoghi di detenzione gestiti dai partigiani di Tito, tra i quali il campo di concentramento di Teharje, uccisi ai bordi della grande trincea anticarro e poi sepolti. Sono stati trovati con i polsi legati dal filo di ferro. Il gruppo di donne è stato condotto a Mostec a bordo di un autobus dalla Huda Jama, nei pressi di Krško (Vedasi sopra: una miniera murata scoperta nel 2009 con all’interno oltre 700 cadaveri mummificati, il 10% dei quali di donne) che all’epoca era piena e non poteva più “ospitare” altre vittime.
Il gruppo di donne è stato condotto a Mostec a bordo di un autobus dalla Huda Jama, nei pressi di Krško (una miniera murata scoperta nel 2009 con all’interno oltre 700 cadaveri mummificati, il 10% dei quali di donne) che all’epoca era piena e non poteva più “ospitare” altre vittime.
A Sosice, un villaggio croato vicino al confine sloveno è stata scoperta una Foiba piena dei cadaveri di vittime dei partigiani comunisti di Tito. Il recupero dei poveri resti è terminato il 27 luglio, complessivamente, dalla squadra di speleologi sono stati riportati in superficie ben 814 corpi, riferiti a ustascia, domobranci, civili, medici, infermieri e suore di diversi ospedali di Zagabria, gettati nella cavità alla fine e dopo la seconda guerra mondiale. Tra di loro molte donne e bambini. Ovviamente la notizia è stata ignorata dai media mainstream perchè, si sa, in Italia l’informazione è libera…
4-6-21 A conclusione del suo mandato pluriennale, la Commissione di Stato slovena per lo scoprimento delle fosse comuni ha presentato al Governo il quinto rapporto sulle attività svolte. Il Presidente dell’organo statale, lo storico Jože Dežman, ha spiegato come siano ancora allo studio oltre 700 foibe e fosse comuni contenenti salme di soldati e civili uccisi In Slovenia dai partigiani comunisti a partire dal 1941, denunciando pure la contrarietà di molti politici ed amministratori locali ai lavori di scavo e di sepoltura cristiana delle ossa di qualche centinaio di migliaia di persone.
“In Slovenia siamo ancora al punto in cui il diritto a una tomba e a un memoriale per tutte le vittime è messo in discussione. L’esempio più limpido è quello di Lubiana, il cui sindaco Zoran Janković si oppone alla realizzazione di monumenti e lapidi per i nostri connazionali, cioè vittime slovene del terrore comunista sloveno (domobranzi, belogardisti, etc), vietando che nel cimitero di Žale vengano sepolti cristianamente i resti delle ultime esumazioni (in totale quasi 600 scheletri)”. Dežman ha voluto anche precisare sotto il profilo storico ciò che avvenne sul territorio sloveno. “Il sanguinoso terrore comunista non iniziò, come si può erroneamente pensare, nel 1945. Il 16 settembre 1941, il Partito Comunista di Slovenia (KPS) decise che il Comitato di Liberazione Nazionale Sloveno (Osvobodilna fronta) da esso istituito fosse l’unico a rappresentare, organizzare e guidare la nazione slovena nella lotta contro l’occupante il suo territorio, e secondo quanto venne stabilito qualsiasi partigiano poteva uccidere sul posto chi catturava con un’arma in mano che non appartenesse all’OF. Il KPS e l’OF si sono quindi appropriati violentemente e completamente illegalmente della rivolta contro l’occupante e dalla presa del potere, che poi hanno iniziato ad attuare in modo violento”. “Hanno anche istituito il Security Intelligence Service (VOS): si trattava di una formazione armata di partito segreta, fondata nell’agosto del 1941 e operante all’interno dell’OF. Il suo compito era quello di “rintracciare e distruggere” i veri e presunti oppositori del Partito Comunista e del movimento partigiano. Nel breve periodo 1941-1942, soltanto i membri del VOS hanno liquidato almeno 941 persone nella sola Slovenia”. “Nei mesi di maggio, giugno e luglio 1945, subito dopo la guerra, l’OZNA organizzò ed eseguì le più estese uccisioni nella storia delle nazioni jugoslave”, ha denunciato ancora Dežman.
“Fu un genocidio organizzato contro sloveni, croati, serbi e membri di altre nazioni ( spiace che di regola , in questi documenti non si nominino gli Italiani E.B.) dell’ex stato indipendente di Croazia catturati, nonché contro le minoranze che vivevano sul territorio di quel paese in quel momento. Terrore rivoluzionario con la dottrina della “lotta di classe”, che è il fondamento dell’ideologia comunista. Senza processo, civili e soldati, donne e bambini furono massacrati. La nazione croata ha subito il maggior numero di vittime. Nella sola Slovenia ci sono, come detto, 700 sepolture con massacri del dopoguerra con circa 100.000 vittime, e in Croazia più di 900 con circa 90.000 persone uccise”.
Una fossa comune ritrovata nella periferia di Lubiana dagli esperti e studiosi della Commissione governativa per i cimiteri sepolti nel sobborgo di Iga, un paesino di 6000 abitanti che fece parte della Provincia autonoma di Lubiana durante l’occupazione italiana della Iugoslavia (1941-1943). Gli scavi hanno portato alla luce gli scheletri di 53 persone, tutte di etnia rom, giustiziati dai partigiani nel maggio del 1942. In quel periodo i partigiani erano riusciti a controllare alcune aree della zona d’occupazione italiana e avevano iniziato a istituire i propri sommari tribunali. Secondo gli storici sloveni l’eccidio dei rom sarebbe legata al fatto che i partigiani avevano paura che gli stessi fornissero notizie e informazioni alle truppe italiane, per paura o per denaro.
Il criminalista Pavel Jamnik ha spiegato alla Rtv Slovenija che le indagini hanno portato «a individuare quattro nomi di probabili responsabili, ma tutti sono già morti». «Le indagini comunque continuano – ha spiegato Jamnik – e se dovessimo trovare qualche responsabile ancora in vita» questo verrà accusato di strage. Gli inquirenti hanno identificato la squadra partigiana cui appartenevano i responsabili dell’eccidio dei rom e ora stanno cercando negli archivi i singoli nominativi.
Le prime opere di sondaggio dell’area sono avvenute nel 2015. Nell’ottobre del 2017 gli archeologi, dopo i primi scavi, hanno confermato l’esistenza di una fossa comune. Gli operatori hanno così rinvenuto sette fosse, in tre nelle quali c’era un solo scheletro, due dove le vittime erano due, e due fosse comuni. I resti sono di uomini e donne, tutti civili, ma anche di bambini. Nella fossa più piccola sono stati rinvenuti 12 cadaveri, in quella più grande 34. Ventisei delle vittime avevano un’età superiore ai vent’anni, di questi 14 uomini e 12 donne, tra queste c’era anche una donna incinta al suo ultimo mese di gravidanza; gli studiosi hanno trovato anche tracce del feto. Inoltre due scheletri recuperati erano di ragazzi giovani tra i 15 e i 17 anni, venticinque i resti di bambini minori di 14 anni. In una delle fosse venne gettato un bambino di circa 4 anni, mentre in una delle due fosse comuni c’erano un bimbo di un anno, otto bambini tra i due e i sei anni e quattordici tra i sette e i 13 anni.
La storica slovena Jerca Vodušek-Staric dell’Università di Maribor scrive di 14.531 sloveni (belagardisti e domobranzi) e di 65.000-100.000 croati (ustascia) uccisi nel maggio ’45.
Sulle stragi di Kocevje si veda «Kocevje: Tito’s Bloodiest Crime», libro di Boris Karapandzic (Cleveland, Usa 1958). È caratteristico che sui crimini sloveni, croati e serbi si premette sempre che è impossibile quantificare l’esatto numero delle vittime e quindi ci sono varie «contabilità», come nel numero degli infoibati carsici. Si va da «poche» decine di migliaia a «poche» centinaia di migliaia di vittime, compresi i familiari al seguito, donne, bambini e anziani. Un elenco non esaustivo comprende anche le fosse comuni di Tezno (Maribor): un chilometro di lunghezza, 4-6-metri di larghezza e 2 metri di profondità, ritrovate nel 1999 durante la costruzione dell’autostrada. Poi c’è Borovnica (gli storici sloveni definiscono quello di Borovnica come il peggiore dei campi d’internamento jugoslavi). Le stime sui deportati, molto approssimative, vanno dai 5000 ai 10.000, quelle sugli scomparsi dai 3000 ai 5000. Gli elenchi furono distrutti dall’Ozna, la polizia segreta jugoslava, per ordine di Josip Broz Tito. Bisogna «contabilizzare» anche le vittime nelle marce di trasferimento da Bleiburg-Maribor-Ptuj-Varaždin e Bleiburg-Celje-Krapina. Del mattatoio balcanico fa parte anche Teharie (Celje). Alla fine della guerra, il nuovo governo si avvantaggiò delle trincee anti-carro esistenti, scavate attorno a Celje dai tedeschi in ritirata, usandole come tombe. Vennero riempite di soldati croati sloveni e serbi e di civili che si opposero alla rivoluzione comunista durante la guerra; il che significava eliminare fisicamente la potenziale opposizione politica. L’esercito jugoslavo massacrò più di 30.000 prigionieri (principalmente croati) nell’area di Celje, senza alcun processo. I corpi vennero sepolti in fosse comuni nascoste attorno a Celje; il numero esatto è ancora sconosciuto. Nel campo di concentramento di Teharje, circa 5000 sloveni, centinaia dei quali minorenni, vennero assassinati nel giro di due mesi dalla fine della guerra, anch’essi senza processo. Dopo l’abolizione del campo di concentramento nel 1950, le autorità locali crearono una discarica industriale sul luogo delle sepolture, nascondendo così i corpi sotto una vasta collina di rifiuti tossici. Analogo discorso vale per Huda jama, presso Laško, ricordata anche dal giornalista Mauro Manzin. Questo ritrovamento porta a 600 il numero delle fosse comuni rinvenute in Slovenia, risalenti per lo più all’immediato secondo dopoguerra. Una volta stabilito, secondo le varie «contabilità» chi ha ammazzato di più e chi di meno, la conclusione è unica: nessuno può permettersi di dare lezioni agli altri su questi tragici fatti. Tutti, italiani, sloveni, croati, serbi, hanno armadi ben forniti di scheletri non simbolici e quindi non si può pensare di raccontare la storia tentando di nascondere o minimizzare le proprie responsabilità. Con gli strumenti moderni a disposizione si viene in breve «aggiornati» sugli avvenimenti trattati. A ciascuno il suo.
A tre anni dal termine degli scavi nella grotta Macesnova Gorica – iniziati nel mese di aprile 2022 e conclusisi nel settembre dello stesso anno – dove gli speleologi coordinati dallo storico Jože Dežman, a capo della Commissione statale che si occupa di individuare i luoghi dei massacri compiuti dai partigiani jugoslavi in territorio sloveno subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale hanno riportato in superficie una quantità abnorme di resti umani. A distanza di tre anni Dežman ha fatto il punto rispetto a quell’immane lavoro: sono stati recuperati i corpi di 3450 persone da quel crepaccio che, per il numero di esecuzioni, è diventato la Katyn della Slovenia. Le esecuzioni sono avvenute tra il 2 e il 10 giugno 1945.
CROAZIA
In Croazia il ministro degli Interni Tomislav Karamarko, in una lunga intervista concessa nel 2011 al quotidiano zagabrese Vecernji List, ha affermato che in Croazia sono stati evidenziati 718 siti in cui avvennero crimini ad opera dei comunisti: 628 sono fosse comuni. Ha aggiunto: «riteniamo che nei luoghi d’occultamento possano trovarsi i resti di 90mila persone, soprattutto di nazionalità croata, considerati anticomunisti o “nemici del popolo”: civili, donne e bambini, come pure di soldati italiani e tedeschi. Sino ad ora sono state effettuate 81 riesumazioni che hanno portato al ritrovamento di circa 4000 corpi, appartenenti nella stragrande maggioranza dei casi a prigionieri di guerra, militari e civili: prigionieri che venivano legati con filo metallico, anche a gruppi, e poi finiti con un colpo d’arma da fuoco al capo»
Le attività di ricerca vengono svolte su tutto il territorio della Repubblica di Croazia, ai sensi della Legge sulla ricerca, la cura e la manutenzione dei cimiteri militari e delle tombe delle vittime della Seconda guerra mondiale e del dopoguerra (N 143/2012)
27 Settembre 2018 . È stata localizzata e documentata la foiba nell’isola di Zuri (Žirje), sita ai piedi del Castelliere (di origine illirica e poi romana e veneta), dove giacciono oltre un migliaio di vittime uccise dopo l’8 settembre 1943 dai partigiani jugoslavi comunisti di Tito. Lo rivela con dovizia di notizie precise il sito internet croato www.komunistickizlocini.net (crimini comunisti), nel quale vengono elencati alcuni gruppi di persone portati nell’isola, talvolta fucilati e i loro corpi gettati nella foiba, ma in molti casi gettati vivi. Alcuni di questi sono riusciti a sopravvivere ed a uscire dalla foiba ed hanno testimoniato la loro terribile esperienza. Tra i gruppi di persone gettate nella foiba sono state identificate una cinquantina di ragazze di Sebenico, prima violentate e poi uccise, gruppi di italiani provenienti da Zara, Fiume, Istria e Trieste e di un gran numero di croati anticomunisti».
In uno scavo presso Castua, a una decina di chilometri da Fiume, in Croazia, da una fossa comune individuata al culmine di una ricerca storica cominciata addirittura negli anni ‘90 affiorano resti umani, e si riapre una tragedia storica a oltre 70 anni di distanza. Appartengono a cittadini italiani trucidati da partigiani jugoslavi nei giorni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale . Si tratta del senatore fiumano Riccardo Gigante, del vicebrigadiere dei Carabinieri Alberto Diana, del giornalista Nicola Marzucco e di altri italiani . Furono arrestati e trucidati a guerra finita, il 4 maggio 1945, senza un regolare processo. Furono quindi sommariamente sotterrati nel bosco della Loza, nei pressi di una roccia dalla forma di teschio, insieme con altri italiani.
Le operazioni di recupero sono terminate il 10 luglio scorso, secondo quanto reso noto da Onorcaduti, l’organismo che fa capo al ministero della difesa italiano che si occupa proprio della ricerca delle vittime di guerra e della loro memoria. Le spoglie dei nostri connazionali hanno dovuto attendere più di settant’anni per riemergere da quella fossa, e che si mettesse in moto una commissione italo-croata, a dare attuazione all’accordo sulle sepolture di guerra, stipulato a Zagabria il 6 maggio 2000.
I suoi poveri resti, grazie alla prova del DNA a cui si è sottoposto il discendente Dino Gigante, sono stati identificati. La Fondazione Vittoriale e la Società Studi Fiumani gli hanno dato finalmente degna sepoltura, secondo il desiderio di D’Annunzio, in una delle 10 urne di pietra che circondano quelle del Poeta . 15 febbraio 2020 (vedasi: https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2020/09/03-3-Antefatti-1-5-Limpresa-di-Fiume.pdf )
Nella seconda settimana di maggio 2019 sono stati effettuati degli scavi presso una fosse comune localizzata presso il perimetro esterno del cimitero di Ossero, cittadina sita in prossimità di un sottilissimo istmo che riuniva anticamente le isole di Cherso e Lussino e che già in epoca romana fu tagliato mediante il canale della Cavanella. Lo rileva in un comunicato la Presidenza della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Si tratta delle spoglie di marò della X MAS.
La fossa comune, nota fin dalla sua realizzazione avvenuta negli ultimi giorni di aprile del 1945 – prosegue il comunicato – custodiva i corpi di un manipolo di soldati della X MAS, posti a difesa di quei territori, regolarmente arresisi ai partigiani del Maresciallo Tito dopo una cruenta battaglia, fucilati e sepolti in quella fossa.
2020 Si sono concluse le operazioni di recupero delle vittime dei partigiani di Tito dalla Foiba di Jazovka, nei pressi del villaggio di Sošice, nel Comune di Žumberak, in Croazia, non poco lontano dal confine sloveno.
Complessivamente, dalla squadra di speleologi sono stati riportati in superficie i resti di ben 814 corpi, riferiti a ustascia, domobranci, civili, medici, infermieri e suore di diversi ospedali di Zagabria, gettati nella cavità alla fine e dopo la seconda guerra mondiale dai partigiani comunisti.
Secondo quanto dichiarato da alcuni membri del team incaricato del recupero delle salme, diversi sarebbero anche i resti di donne e bambini.
Jazovka fu perlustrata la prima volta dallo speleologo di Karlovac, Mladen Kuka, il 22 gennaio 1989, 14 anni dopo le prime denunce sui giornali jugoslavi del massacro con la pubblicazione dei primi articoli, seguiti al primo dibattito scatenato in Jugoslavia (Tito era ancora vivo) paradossalmente proprio dal libro denuncia di Boris Pahor, recentemente insignito della massima onorificenza italiana. Oltre dieci anni dopo, nell’agosto 1999, gli speleologi di Karlovac, con l’aiuto del patologo Žarko Danilović, iniziarono una sorta di vera e propria “catalogazione” dettagliata degli scheletri, all’interno della fossa, senza rimuoverli. La ricerca condotta nelle viscere della cavità rivelò che le vittime erano state legate con un filo di ferro prima di essere gettate nella fossa, dopo essere state colpite alla nuca: la maggior parte dei teschi rinvenuti presentavano fratture causate da un oggetto contundente. Dopo le prime analisi, nell’agosto 1999, Danilović rilasciò in una conferenza stampa le seguenti dichiarazioni: “Siamo già in possesso di tutte le prove che i resti delle vittime appartengono ai feriti dell’ospedale Sv. Duh di Zagabria, prelevati dai partigiani comunisti immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, circa 270 persone, i quali sono stati portati a Sošice, liquidati sul posto con un colpo alla nuca sferrato da un oggetto contundente, e fatti precipitare nella voragine. Una delle prime e più precise testimonianze raccolte, che ci hanno consentito di individuare la foiba, è quella di un partigiano che guidava la “corriera della morte” che portava i feriti dall’ospedale a Jazovka. Quando vide, alla fine del primo viaggio, ciò che succedeva, si rifiutò di guidare ancora l’autobus”. Dalle indagini effettuate all’interno della cavità nel 1999 venne registrato il numero di 476 cadaveri e soltanto la riesumazione ha permesso di stabilire il numero esatto delle vittime, cioè 814, quasi il doppio, quindi, di quello stimato allora. La Foiba di Jazovka ha una profondità di circa 40 metri e la distanza tra l’apertura e il primo strato di ossa è di circa 30 metri. Dopo l’esumazione, tutti i resti delle vittime, tra cui quelli di numerose donne e bambini, come abbiamo già evidenziato nel post precedente, sono state portate nei frigoriferi dell’Istituto di medicina legale di Zagabria, in attesa dell’avvio della procedura di identificazione . Ora le ricerche si concentreranno sulla foiba “Jazovka 2”, cavità che dovrebbe contenere diverse altre centinaia di vittime.
L’esumazione è iniziata il 13 luglio 2020, a seguito dell’autorizzazione rilasciata il 22 giugno dal viceministro croato che dirige anche il Dipartimento per i detenuti e le persone scomparse, Stjepan Sučić, ed è durata una settimana circa. Nei pressi di questa foiba ce ne sarebbe un’altra, ed il piano ora è quello di condurre una nuova ricerca in questa cavità, che gli speleologi hanno già denominato “Jazovka 2”. Tra le vittime, insieme ai membri delle formazioni ustascia e dei domobranci catturati, c’erano i feriti, le infermiere e le suore prelevate dai partigiani dall’ospedale Santo Spirito (Sv. Duh) di Zagabria dopo la “battaglia di Krašić”, nel 1943, e poi nel maggio 1945. Le ricerche e la riesumazione delle salme è stata possibile grazie alle richieste delle Associazioni dei veterani di guerra croate.
In Bosnia
L’uccisione dei prigionieri di guerra e dei civili non comunisti fu un comportamento costante dei partigiani jugoslavi in tutto il paese, tanto da rendere quasi marginale la tragedia degli italiani: su quei fatti , però è calato il totale silenzio delle autorità jugoslave, che si comincia a rompere solo da poco.
Il 15 novembre 1943, circa 10 mila partigiani della 6a brigata serbo-bosniaca “Lika” attaccarono una la prima volta l’antica città di Travnik, difesa da 2-3000 difensori croati – cattolici e musulmani. Dopo che l’attacco fu respinto, i partigiani chiesero l’aiuto degli Alleati, che, in un attacco aereo del 4 gennaio 1944, lanciarono 500 bombe aeree sulla città. Il bombardamento provocò la morte anche di molti civili. Travnik restò sotto assedio dei partigiani fino al 19 ottobre, quando fu sferrato un nuovo attacco con forze più ingenti, e la città fu presa. In Travnik erano confluiti molti rifugiati che temevano i partigiani comunisti.
L’ “Esercito popolare di liberazione jugoslavo” uccise immediatamente 70 feriti nei loro letti dell’ ospedale: tra questi diversi civili e due suore.
Si stima che furono uccise circa 2.500 persone, compresi donne e bambini. I partigiani non seppellirono nessuno per i successivi otto giorni, a titolo di monito.








































