In ricordo della mia Mamma e del mio Papà

La prima generazione ormai se ne sta andando tutta. La mamma se n’è andata pian piano, dopo una lunga vita vissuta correndo, con grande energia e creatività, incapace di stare ferma.

Ieri era ancora con noi, in una chiesa che ha visto il passaggio al cielo del papà e dei nonni, ma dove arriverà le correrà incontro la nostra piccola Sofia, che l’ha preceduta anzitempo, e il papà, che lì dov’è, per quanto sia un bel posto, di certo la mamma in questi anni gli sarà mancata: insieme veglieranno sulle vite di figli, fratelli, nipoti e pronipoti, delle tante famiglie che dalla loro sono germogliate.
La mamma era un di quelle figlie delle Terre Adriatiche Orientali, quasi squadrate nella pietra dell’Istria. Ha vissuto una giovinezza felice nella sua Fiume: la bandiera che la ricopre oggi è sempre sventolata nel suo cuore. L’Istria, Fiume, la Dalmazia costituivano una civiltà marinara, oggi perduta, in cui gli uomini guardavano al mare, ed erano a lungo lontani (anche il nonno e lo zio erano marinai), mentre a casa comandavano, senza discussioni, le donne.
La nostra gente di prima generazione non ha mai potuto perdere nemmeno il proprio accento e il proprio linguaggio. E’ stata la mia lingua madre, parlata da mamma e papà e sopratutto dalla nonna che, non uscendo praticamente mai di casa, l’aveva conservata nella sua forma più pura. L’italiano l’ho imparato dopo. Una lingua elegante, musicale e dolcissima, fatta anche di parole strane, nelle quali si individua la provenienza non solo veneta, ma anche tedesca, ungherese, croata, francese, miscuglio di tutte le lingue che si incrociavano in quella Libera Città, che poteva guardare al mare, e quindi al mondo, da un lato e alla Mitteleuropa dall’altro.
Sono stati duri gli anni della guerra, nei quali brilla l’episodio di suo fratello Nevio, al quale, pur ragazza, ha salvato la vita, quando i partigiani jugoslavi l’avevano condannato a morte. In quei giorni terribili, insanguinati da infoibamenti e fucilazioni, la mamma con la sua determinazione e le sue lacrime era riuscita a convincere un giudice togato, fra i ben pochi che c’erano, a salvare Nevio dal linciaggio del “tribunale del popolo”, per sottoporlo ad un vero giudizio. Poi aveva girato in bicicletta dappertutto, su strade insicure e dissestate dai bombardamenti, alla ricerca di testimoni, trovando per fortuna un capo comunista che, pur avendo sulla coscienza molti italiani morti ammazzati, per Nevio testimoniò la verità: era un soldato italiano, ma non aveva commesso alcun crimine.
Con papà, carattere così diverso, e per questo perfettamente complementare, aveva poi costituito una squadra imbattibile, cementata dalla triste comune esperienza dell’Esodo. Anche in quella tragedia, però avevano saputo trovare il lato positivo, e a tratti umoristico: in questo papà era specialista.
Lui era riuscito a scappare rocambolescamente; era passato per Padova per finire gli studi di Medicina, e poi aveva trovato la possibilità di lavorare a Vicenza come dentista. La mamma l’aveva raggiunto quando aveva potuto, anni dopo, e avrebbero voluto subito sposarsi, ma il parroco non voleva, perchè era il periodo proibito di quaresima: mi vengono in mente i Promessi Sposi. Papà però gli disse che la sua fidanzata viveva nella sua stessa stanza ammobiliata con uso di cucina, perché non aveva altro posto dove andare. Allora il parroco, scandalizzato dal confessato e palese concubinato, si era rivolto al Vescovo, che concesse la dispensa. La loro prima casa coniugale fu quindi quella stanza ammobiliata.
Poi la mamma di case ne costruì più d’una: aveva la “malattia della pietra”, ed era felice quando poteva stare in mezzo ai muratori, e insegnare ovviamente agli architetti il loro mestiere.
Aveva la potenza di fuoco di una divisione corazzata, che avrebbe agevolmente comandato con il grado di “colonnello” che le avevo conferito io, ma che tutti le riconoscevano.
E’ stata una mamma amorevole, ma severa. Io ne ho prese tante: per prime partivano occhiate che ti gelavano, e subito dopo una sventola; ha smesso solo quando, grazie alla scherma, passione che papà mi ha trasmesso, ho imparato a pararle. Da lei però ho ricevuto tanto: sopratutto mi ha insegnato con l’esempio ad affrontare le situazioni difficili con la sua stessa determinazione.
A Dio, cara Mamma, ci mancherai. Qui tutto bene, ti puoi finalmente riposare.
Tuo Edi

Vicenza, 17 Maggio, 2022