01) La caduta dell’Impero Romano-Il Medioevo Goti, Bizantini e Franchi

Cronologia storica della Venezia Giulia e in particolare dell’Istria. (ringrazio Carmen Sabatino)
Preistoria – L’Istria è abitata dagli Euganei, tribù protoitalica o ligure, seguiti dagli Italici Veneti e dagli Histri.

221-220 a.C – Prima Guerra d’Istria; dopo numerosi attacchi alle navi romane, i romani lanciano una campagna contro gli Histri, tribù di pirati imparentata con i Veneti dell’Italia nord-orientale.
178-177 a.C – Seconda Guerra d’Istria; dopo ulteriori incursioni e attacchi contro i romani, i romani sconfiggono gli Histri; L’Istria entra definitivamente a far parte della Repubblica Romana.
178-177 a.C – Viene istituita una postazione militare da parte dei Romani sul sito poi divenuto Pola; vengono fondati dai Romani numeerosi insediamenti militari: Castrum Muglae (Muggia) Castrum Portulense (Portole), l’accampamento militare di Bullea (Buie) e di Parentium (Parenzo), la città di Flanona (Fianona), il porto e la città di Haliaetum, che poi divenne Isola d’Istria.
128 a.C – La città di Tergeste o Tergestum (Trieste) diventa colonia romana.
128 a.C – La città di Egida (Capodistria) viene fondata dai Romani e diventa colonia romana.
60 a.C- La città di Tarsatica (Fiume) è fondata dai Romani.
46-45 a.C – La città di Pola viene costituita come colonia romana.
43-42 a.C – Pola viene distrutta durante la Guerra Civile dei Liberatori, parte delle Guerre Civili Romane, ma viene successivamente ricostruita e ribattezzata Colonia Pietas Iulia Pola Pollentia Herculanea.
35 a.C – La città di Tarsatica (Fiume) viene ribattezzata Flumen e diventa colonia romana.
33-32 a.C – La città di Tergeste o Tergestum (Trieste) viene fortificata dai Romani.
14 a.C – La città e colonia di Arupenum o Ruginium (Rovigno) viene fondata dai romani sul sito di un antico castello.
12 a.C – L’Istria è inclusa nella Regio X Venetia et Histria (la decima regione d’Italia), con capitale la città di Aquileia, sotto l’imperatore Augusto.
12 a.C – Parenzo diventa ufficialmente città e si stabilisce come colonia romana denominata Colonia Iulia Parentium.
56 d.C – La città di Egida (Capodistria) viene convertita al cristianesimo da S. Elio, discepolo di S. Ermagora, primo Vescovo di Aquileia. Questa è la prima città dell’Istria ad abbracciare il cristianesimo.
78-79 d.C- Viene costruita la Via Flavia, strada romana che attraversa l’Istria, collegando Trieste con la Dalmazia. Questo percorso rimane ancora oggi il percorso principale in Istria.
247-249 d.C – La città romana di Albona viene dichiarata repubblica ( Res Publica Albonessium ) dall’imperatore Filippo II.
293 d.C – L’Istria rimane inclusa nella Venetia et Histria (la decima regione d’Italia), all’interno della Diocesi e Prefettura del Pretorio d’Italia, secondo le riforme dell’imperatore Diocleziano.
300 d.C – Una basilica cristiana, una delle più antiche dell’Istria, viene costruita nel villaggio di Ursaria (Orsera) da cristiani romani.
300 d.C- Una basilica cristiana dedicata a San Mauro (il primo Vescovo di Parenzo, martire nel 305 dC) viene edificata dai Romani nella città di Parenzo sul luogo della successiva basilica Eufrasiana.
347 d.C – Nasce San Girolamo nel paese di Strido (Stridone) in località di Portole.
452 d.C – La città e colonia romana di Emona (Lubiana) viene distrutta dagli Unni; i superstiti romani fuggono in Istria e fondano la nuova città di Emona o Civitas Nova (Cittanova d’Istria).
452 d.C- La città e colonia romana di Aquileia viene saccheggiata e distrutta dagli Unni; gli abitanti romani sopravvissuti fuggono nella Laguna di Venezia e fondano la città di Venezia; altri superstiti romani di Aquileia fuggono in Istria e trovano la città di Pirano sul sito di antiche ville romane.
476 d.C – L’Impero Romano crolla in Occidente.
Verso la metà del V secolo molti abitanti di Aquileia vi si rifugiarono per scampare alle invasioni barbariche: una leggenda lega questa migrazione alla distruzione di Aquileia da parte di Attila (452), ma la fondazione viene ufficialmente datata nel 421. L’insediamento crebbe grazie ai rapporti con Oderzo, Concordia Sagittaria, Altino, Padova e Treviso, che comunicavano con la laguna per via fluviale. Queste città facevano parte della provincia di “Venetia et Histria”, costituita come decima regione dell’Italia romana al tempo dell’imperatore Augusto, e divenuta provincia quando Diocleziano nel III secolo aveva riformato l’ordinamento amministrativo.
Anche nelle isole della laguna di Venezia ci sono tracce della presenza di insediamenti abitati già dall’epoca romana.
Nel 475 il patrizio romano Oreste depose l’imperatore Giulio Nepote per insediare sul trono imperiale il figlio Romolo detto “l’Augustolo”. Giulio Nepote si era rifugiato in Dalmazia. Nel 476, Odoacre, ufficiale imperiale di stirpe unna, guidò una rivolta di truppe imperiali di stirpe barbarica (era re degli Eruli) e detronizzò Romolo Augustolo : si suole datare con questo accadimento la caduta dell’Impero Romano di Occidente. Nel 480 morì Giulio Nepote, e Odoacre estese il suo potere anche sulla Dalmazia. Successivamente, come conseguenza della sua sconfitta e della conquista dell’Italia compiuta dagli Ostrogoti di Teodorico, conclusasi nel 493, anche la Dalmazia finì sotto la dominazione ostrogotica. Con la Guerra Gotica tra Impero d’Oriente e Ostrogoti, l’intera provincia di Dalmazia fu conquistata dal generale Narsete e fu riannessa all’Impero “romano” bizantino nel 555.

Dopo le alterne vicende della Guerra fra Ostrogoti e Bizantini, Venezia si legò fortemente a Bisanzio. La popolazione lagunare crebbe con l’invasione dei Longobardi di Alboino (568), che terrorizzavano le città dell’entroterra . Come racconta Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, i Longobardi si impadronirono di Forum Iulii (l’attuale Cividale del Friuli) e delle zone interne, lasciando ai Bizantini i centri verso la costa, a cui si aggiungevano Oderzo e la via del Po (Padova, Monselice, Mantova e Cremona): l’invasione fu forse frutto di un accordo, attraverso il quale la Venetia maritima, sottoposta all’esarcato di Ravenna, veniva ormai separata dalla Venetia nell’interno, la futura Austria longobarda.
Pur formalmente legata a Bisanzio, Venezia conquistò progressivamente una propria indipendenza: venne eretta nel 697 a ducato dipendente dall’Esarcato di Ravenna, con capitale prima ad Eracliana e quindi a Metamauco (l’isola lagunare scomparsa in un maremoto). Paoluccio Anafesto, eletto in quell’anno, è considerato dalla tradizione, probabilmente leggendaria, il primo doge del Ducato di Venezia
Nell’VIII secolo il re longobardo Liutprando fissava stabilmente i confini con i territori bizantini, con la “Terminatio Liutprandina”. Nel 740 l’esarca di Ravenna, Eutichio, fu costretto dall’attacco longobardo a rifugiarsi temporaneamente nei domini bizantini della laguna veneta.
Nel 751 il re longobardo Astolfo conquistava definitivamente Ravenna, ponendo fine all’esarcato bizantino, ma ribadiva il decreto di Liutprando: la Venetia maritima pur rimanendo formalmente dipendente dall’impero bizantino (la dipendenza si protrarrà fino al IX secolo), acquistava una sempre maggiore autonomia di governo e di commercio.
Sempre legata a Bisanzio , Venezia fu per poco soggetta a Carlo Magno, per tornare a Bisanzio con la pace conclusa ad Aquisgrana nell’812-15, con cui l’Imperatore bizantino riconosceva anche a Carlo Magno il titolo di imperatore, ma in cambio otteneva il dominio su Venezia, sulle città costiere e sulle isole
A seguito della tentata invasione franca di Pipino (Carlomanno), nell’821 la più sicura Rialto diviene capitale del Ducato di Venezia, assumendo nel tempo il nome stesso del territorio e dello Stato e diventando così definitivamente “Venezia”.
Nell’828 il corpo di San Marco venne trafugato ad Alessandria e portato a Venezia, dove costituì il simbolo della nuova città, sostituendo il culto bizantino di San Teodoro.

La Dalmazia

La Provincia romana di Dalmazia, inizialmente parte dell’Illyricum, successivamente diviso dall’Imperatore Tiberio in Dalmatia e Pannonia, comprendeva i territori dell’attuale Slovenia meridionale, Croazia, Bosnia, Serbia occidentale e Albania settentrionale. Diocleziano, che nasceva dalmata, fece costruire a Spalato il suo famoso palazzo, dove si ritirò nel 305 fino alla morte.

Oggi a Spalato, divenuta seconda città dell’odierna Croazia, non si trova quasi più traccia di italiani. Città bellissima e maestosa, è costruita all’interno delle grandi mura del palazzo di Diocleziano ( nell’immagine a destra ), che tuttora ne cingono il quadro urbano. Creato come un accampamento militare, aveva quattro porte e due vie principali a croce (il Decumano e il Cardo, che ancora oggi si chiamano così), con un lato affacciato sul mare. Il palazzo di Diocleziano, rimasto disabitato alla morte dell’imperatore (313 d.C.),

fu occupato tre secoli più tardi dagli abitanti della vicina città romana di Salona. (di cui oggi rimane un’importante area archeologica) in fuga dalle incursioni degli Slavi e degli Avari, costituendo il nucleo della moderna città di Spalato, nome che deriva appunto dalla contrazione di Salona e palatium, “palazzo di Salona”.

Parte della cinta muraria romana di Salona: fu realizzata tra il II° e il V° secolo DC. Sotto: il teatro

Invasa dagli Avari, che sottomisero le tribù slave che si trovarono nell’area, la Dalmazia nel VII secolo era finita sotto il controllo di una confederazione di tribù nomadi riunite nel “Khanato degli Avari” fondato da questo popolo. Nel 614 gli Avari e gli Slavi sottomessi distrussero la capitale bizantina della Dalmazia, Salona (città già romana vicina a Spalato) e controllarono la regione. Nel 632 furono sconfitti dal principe slavo Samo, dal khan dei Proto-bulgari Kubrat e dai Croati bianchi, e molti slavi si stabilirono nella zona a sud-est dell’Impero franco, ovvero la bassa Pannonia e l’entroterra della Dalmazia. Questa Croazia Dalmata era governata dal duca Višeslav, il primo principe croato conosciuto, citato dall’imperatore bizantino Costantino VII Porfirogenito nella sua opera De administrando imperio, scritta tra il 948 e il 952, fu Porga, che per primo si convertì al cristianesimo e diffuse la nuova religione nel popolo croato.
Verso la fine del VIII secolo, nella sua espansione verso est, anche Carlo Magno si scontrò con gli Avari, che furono cacciati dalla Croazia grazie ad un attacco congiunto con Vojnomir , personaggio di non chiaro inquadramento storico, ma di certo a capo di un esercito slavo alleato con i Franchi. Dopo la vittoria sugli Avari, fu obbligato a riconoscere la sovranità franca e a convertirsi al Cristianesimo, mentre il suo territorio assunse la denominazione di Ducato della Croazia Pannonica, comprendente la Slavonia e la Pannonia, su cui governò tra il 790 ca. e l’810. Carlo Magno intraprese una seconda campagna contro gli Avari e anche questa volta ottenne l’aiuto del principe Vojnomir, ottenendo una grande vittoria nel 796.
La Dalmazia fu centro di competizione tra l’Impero carolingio e l’Impero bizantino per il dominio nella zona, e conobbe periodi alterni di vassallaggio per i Franchi o i Bizantini . I Franchi acquisirono il controllo della Dalmazia nel 790 e nel primo decennio del IX secolo. Nel 788 Carlo Magno, dopo aver sottomesso i Longobardi conquistando la loro capitale Pavia nel 774, deponendo l’ultimo re longobardo Desiderio, si mosse verso est e sottomise l’Istria, insediandovi il Duca d’Istria Giovanni (discendente del re longobardo Astolfo, protagonista, vedasi oltre, del “Placito del Risano”dell’804). La conquista della penisola d’Istria da parte dei Franchi portò il regno di Carlo Magno adiacente alla Dalmazia, che comprendeva le città costiere romane e un entroterra slavo-croato, ed era formalmente soggetta a Bisanzio. Lo scontro con il Ducato di Croazia era inevitabile. Carlo Magno nominò suo cognato Enrico duca del Friuli , che nell’autunno del 799 tentò di estendere alla Croazia il suo dominio , assediando Tersatto, in questo contrastato dal duca croato Višeslav. La battaglia vide una decisiva vittoria croata, ed Enrico rimase ucciso nei combattimenti.
Nell’800 il successore di Enrico, Cadalao del Friuli, invase la Croazia dalmata per ordine di Carlo Magno, ma senza successo. Tuttavia Tersatto venne bruciata. Višeslav continuò a governare sulla Croazia dalmata e combatté contro i Franchi, evitando una totale sconfitta. Alla sua morte nel 802 gli successe suo figlio Borna, che in seguito divenne un alleato dei Franchi.
Tuttavia, dopo l’incoronazione di Carlo Magno come imperatore del Sacro Romano Impero e le trattative tra l’802 e l’815 , con il trattato o di Aquisgrana o di Niceforo (dal nome dell’Imperatore di Bisanzio che lo siglò) Franchi e Bizantini fecero si che la Croazia dalmata accettasse pacificamente di diventare triburaria dei franchi: grazie a questo trattato Carlo magno vide riconosciuto il suo titolo di Imperatore, l’impero bizantino riacquistò la Venezia marittima e la città costiere della Dalmazia, che nella parte continentale assieme all’Istria rimase franca.

L’Istria nell’Impero Carolingio: il PLACITO DEL RISANO.

Il Placito del Risano, costituisce il primo episodio documentato della storia dell’Istria che si riferisce alle proteste per l’immigrazione della popolazione slava. Dopo l’occupazione di Carlo Magno, nella regione venne applicato il feudalesimo franco, ma questo a danno delle proprietà, delle autonomie e delle prerogative della nobiltà e dei municipi di tradizione romana.
Nell’anno 804 venne verbalizzata da parte del patriziato istriano un’istanza che, dal nome della località dove fu realizzata, prende il nome di “Placito del Risano”. Era rivolta al Duca Giovanni, rappresentante della corte carolingia in Istria, ed al clero locale per il modo in cui essi avevano inteso applicare il nuovo ordinamento feudale carolingio. Giovanni infatti aveva tolto i privilegi di poter pescare e di poter far pascolare gli animali nelle foreste pubbliche, abolito la vecchia gerarchia e la carica di tribuno, di domesticus, di vicario e di ipato (console), e fatto occupare le cariche più importanti con uomini di etnia franca; sequestrò terre per i propri fini e impose nuove tasse che ogni anno le città dovevano pagare a lui stesso. Costrinse molti a prestare servizio nel suo esercito personale, a fianco dei loro schiavi, e impose atri obblighi gravosi. Il Placito fu, in sostanza, una sorta di assemblea degli “stati generali” dell’Istria, a cui si pervenne grazie alla mediazione del patriarca di Grado, Fortunato, e che si tenne sui campi del Risano, un altipiano situato nei pressi dell’omonimo fiume, nel fertilissimo retroterra di Capodistria. A tale assemblea parteciparono i magistrati delle città della regione ed una delegazione di cittadini rappresentativi della classe dei maiores, eletti dalle assemblee del popolo. Al duca ed ai vescovi istriani, tra l’altro, venivano rimproverate l’usurpazione delle terre della nobiltà e delle municipalità locali e l’utilizzo di personale slavo nella coltivazione delle terre. Il documento riporta alcune delle recriminazioni degli Istriani contro il nobile carolingio, legate al tema dell’immigrazione: «Ha insediato sulle nostre terre degli Slavi pagani, che se le arano, le sarchiano, vi tagliano il foraggio, vi pascolano il bestiame pagando l’affitto a lui». E ancora, più avanti: «per tre anni abbiamo dovuto dare le decime che prima davamo alla Chiesa, a quei dannati schiavi pagani, che per colpa di Giovanni e per nostra dannazione, si sono insediati sulle terre della Chiesa, e del popolo».
L’ostilità degli abitanti, interpretata come un indice di scarsa familiarità, provava pure che gli Slavi importati dal duca Giovanni sarebbero stati tra i primi stranieri a stanziarsi nella regione. In realtà, il documento ha aperto una serie di possibilità e di filoni di ricerca, non offrendo però alcuna risposta definitiva in tale senso.

Bruno Croatto (1934-35), “Il Placito del Risano” olio su tela, cm 287×423. Sala Maggiore di Palazzo Galatti, già sede della Provincia di Trieste. Il dipinto raffigura uno dei momenti più salienti del Placito del Risano. L’episodio, che per l’artista diventa il simbolo della riscossa contro gli avaro- slavi in difesa dei confini della patria italica, viene rievocato nella fase culminate della vicenda, quando il duca Giovanni pronuncia la frase: “Et nos eos eiciamus foras”.

Borna di Croazia (figlio di Višeslav ) governò la maggior parte della Dalmazia settentrionale come vassallo dell’Impero carolingio. Nel 821 morì e gli succedette suo nipote Ladislao. Il papa Giovanni VIII riconobbe il principato indipendente di Croazia nell’879. Successivamente la casata dei Trpimirović fondò una dinastia croata autoctona che governò prima il Principato di Croazia e poi nel 925 il Regno di Croazia (riconosciuto da Papa Giovanni X), con l’interruzione della dinastia Domagojević dall’845 al 1091. Questa prende il nome da Trpimir I, primo membro e fondatore del casato. Tomislao I, o Tomislav, fu sovrano di Croazia dal 910 al 928, prima come duca dei Croati, poi nel 925 come primo re del Regno di Croazia, che difesa dall’invasione dei Magiari (o Ungari). Fu devoto al Papa e combattè Venezia e i Bizantini per il possesso delle città costiere.
Il Regno fu suddiviso in 11 contee. La loro cristianizzazione era già cominciata fin dall’insediamento dei Croati in Dalmazia, anche se all’inizio del IX secolo parte dei croati era ancora pagana. Il Regno di Croazia rimase stato indipendente per quasi due secoli. La sua esistenza venne caratterizzata da una serie di conflitti con i Veneziani, con i Bulgari, con i Magiari e, occasionalmente, anche con la Chiesa.
Nel X secolo il vescovo Gregorio di Nona, intese promuovere la lingua slava nella liturgia cattolica, e si oppose alle decisioni di Papa Giovanni X volte ad impedirlo. Gregorio tradusse il messale del rito romano in lingua paleoslava, adottando l’alfabeto glagolitico.(vedasi il capitolo sul Glagolitico nella scheda https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2020/09/03-1-Antefatti-Il-dominio-Austro-Ungarico.-Laustroslavismo.pdf
Con la morte senza eredi maschi di Stefano II (1091), ultimo re della dinastia Trpimirović, , l’autonomia del regno venne notevolmente ridotta a seguito della crisi della dinastia. I Croati resistettero alle mire ungheresi in più occasioni, ma nel 1102 il re d’Ungheria Colomanno a seguito di un negoziato con l’aristocrazia croata venne incoronato re d’Ungheria e Croazia e le due corone vennero congiunte ad personam secondo gli storici croati, mentre secondo quelli ungheresi la Croazia venne annessa all’Ungheria

A seguito della sconfitta di Mohács (1526) e alla morte in battaglia del re Luigi II,( nell’immagine a destra ) si estinse il ramo ungherese della dinastia degli Jagelloni. L’Ungheria cessò di esistere come entità statale e, pur rimanendo il Regno d’Ungheria nominalmente in vita, la sua corona veniva assunta per unione personale dall’Imperatore d’Austria. l’Ungheria perdeva così il diretto controllo sulla Croazia, che venne annessa direttamente ai possedimenti degli Asburgo d’Austria e mantenne il titolo di regno solo formalmente, divenendo de facto una provincia dell’Impero. Il “Trialismo”, cioè il ripristino della “Terza Corona” accanto a quelle austriaca e ungherese, rappresentò il progetto autonomistico dei Croati durante la dominazione asburgica: questo progetto conteneva forti elementi penalizzanti nei confronti della comunità italiana. Vedasi il capitolo sull’austroslavismo nella scheda: https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2020/09/03-1-Antefatti-Il-dominio-Austro-Ungarico.-Laustroslavismo.pdf

Per effetto del Compromesso Croato-Ungherese (Ausgleich Croato-Ungherese) e della fusione degli antichi regni di Croazia e Slovenia, nel 1868 fu creato Il Regno di Croazia e Slovenia, con capitale Zagabria. Esistette fino alla fine della Prima Guerra Mondiale (1918), con la dissoluzione dell’Impero Asburgico: vedasi https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2020/09/03-2-Antefatti-La-Prima-Guerra-Mondiale-1.pdf . Nel 1918, fu formato il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS), poi divenuto il Regno di Jugoslavia.