8) Formazioni ed elementi anticomunisti, anti serbi e filo italiani

Gli anni attorno al 1922 nei territori multietnici a sovranità italiana  videro la nascita di un “Fascismo Slavo”, al quale aderirono in gran numero sloveni e croati scontenti per la politica accentratrice ad egemonia serba imperante nel governo del regno SHS e poi di Jugoslavia. Le classi borghesi più istruite e abbienti , ma anche le correnti populiste e quelle ultranazionaliste, specie croate, sentivano il predominio serbo come un’oppressione nazionale ben peggiore di quella austro-tedesca appena cessata con la dissoluzione dell’impero. In Jugoslavia veniva attuata una metodica e sistematica persecuzione di stato anche contro il Partito Comunista, che fu messo fuori legge assieme ai sindacati, e anche deputati di sinistra vennero incarcerati o mandati al confino. Contro le attività politiche separatiste e comuniste, in particolare  nelle zone della Slovenia e della Croazia in cui era vivo l’irredentismo italiano e austriaco e in Vojvodina, dove era attivo il separatismo ungherese Vi operava l’ORJUNA ((Организација Југославенских Националиста), organizzazione nazionalista filogovernativa contraria sia alla democrazia liberale che al comunismo di stampo sovietico, cointraria ad ogni tendenza irredentista e separatista delle componenti non slave e anche slave non serbe. Questa  disponeva anche di una frangia paramilitare, che agiva violentemente contro gli esponenti irredentisti contrari al governo accentratore filoserbo, effettuando anche assalti alle sedi dei giornali non allineati. Questo determinò una convergenza anche di Sloveni e Croati della Venezia Giulia italiana sull’emergente Fascismo. Le elezioni comunali del ’22 videro anche in comuni a prevalenza slava l’affermazione di candidati italiani filofascisti. Alle politiche risultarono rappresentate entrambe le anime della popolazione slava:  l’on. Virgil Šček, un prete moderato che ebbe un ruolo di primo piano nella corrente cattolica la cui voce era l’Edinost, (poi chiusa con ordinanza prefettizia fascista nel 1928). propugnava una collaborazione con i popolari italiani, ed era contrastato veementemente dal leader liberale e rigidamente unitario, con nette propensioni irredentiste filo jugoslave, on. Josip Vilfan.

L’artificiale creazione del Regno degli Slavi del Sud (SHS), con sostanziale egemonia serba, aveva suscitato aspre contrarietà presso Sloveni e Croati. Ai contrasti nazionalistici fra le diverse componenti del Regno, si aggiungevano quelli religiosi (i Serbi sono di Religione Ortodossa, mentre sono cattolici i Croati e gli Sloveni) e quelli politici, a seguito della crescita dei movimenti comunisti, e della conseguente reazione in particolare da parte delle formazioni cattoliche: il contrasto politico si arricchiva della componente religiosa, dovuta all’ateismo e all’anticlericalismo comunista.

In questo contesto, non c’è da stupirsi se in Slovenia e Croazia, e addirittura anche in Serbia, attecchì in forma locale il nazifascismo, tanto da far nascere correnti filo italiane e filo tedesche, che salutarono con giubilo l’arrivo delle truppe dell’Asse.  Esisteva infatti una corrente filo-italiana presente e attiva in Slovenia e in particolare nella capitale Lubiana.

Quando il Regio Esercito attaccò la Jugoslavia e giunse nella Regione Giuliana e in Dalmazia, trovò già esistenti ed attive varie formazioni politiche e paramilitari slave, in lotta fra loro e diversamente orientate nei confronti degli invasori: non tutte ostili .

Il giorno successivo alla proclamazione della Provincia di Lubiana , seguita alla spartizione della Jugoslavia dopo l’invasione italo-tedesca  (Regio decreto del 3 maggio 1941, numero 291), un gruppo di notabili di Lubiana  inviò all’Alto Commissario italiano Emilio Grazioli un messaggio da inoltrare a Mussolini, nel quale si dichiarava “la più rispettosa devozione alla Maestà del Re e Imperatore” e la “riconoscenza” al duce, affermando altresì che “la popolazione slovena dimostrerà più con i fatti la sua riconoscenza”.

Il documento era sottoscritto dagli ex ministri jugoslavi Ivan Puceli e              Frank Novak, dal Rettore dell’Università di Lubiana Slavic, dall’ex senatore Gustav Gregorin, dal sindaco di Lubiana Ivo Adlesic e da altre personalità. Primo firmatario fu l’ex bano ed ex presidente del disciolto Consiglio Nazionale,  Marko Natlacen.

Juro Adlešič, sindaco di Lubiana, fu lasciato in carica dagli italiani finché non si dimise per protesta nel 1942

Marko Natlačen, ex bano (prefetto) della Slovenia jugoslava. Venne ucciso dai partigiani sloveni per collaborazionismo

Nei giorni immediatamente successivi, 105 sindaci sloveni inviarono un messaggio a Mussolini, esprimendo “giubilo e orgoglio per l’incorporazione dei territori sloveni nel grande Regno d’Italia”.

Analogo messaggio di felicitazioni pervenne al duce anche dall’arcivescovo di Lubiana, Gregorij Rozman

Gregorij Rozman fu prelato cattolico sloveno, tra il 1930 e il 1959, vescovo della Diocesi di Lubiana. Viene ricordato per il suo controverso ruolo dopo l’occupazione italo-terdesca . Era un ardente anticomunista e si oppose al Fronte di liberazione del popolo sloveno e alle forze partigiano perché erano guidati dal partito comunista.  Stabilì relazioni con le potenze occupanti, emanò proclami di sostegno alle autorità occupanti e sostenne forze collaborazioniste armate organizzate da occupanti fascisti e nazisti.  Il governo comunista jugoslavo lo condannò in contumacia nell’agosto 1946 per tradimento per aver collaborato con i nazisti contro la resistenza jugoslava. Nel 2009, la sua condanna è stata annullata per motivi procedurali. La Chiesa cattolica romana in Slovenia ha fatto attivamente una campagna per la sua riabilitazione, sostenendo che le sue azioni erano motivate esclusivamente per minimizzare il numero di vittime slovene durante la guerra.

Il collaborazionismo con l’amministrazione italiana proveniva da gruppi politici anti serbi e/o anticomunisti, di prevalente estrazione cattolica , e accomunava nell’anticomunismo gente di classe sociale e cultura più disparate. Ne derivò anche una componente militare : la “Guardia Bianca” (in sloveno Bela Garda, da cui il nome “belagardisti”), successivamente  La “Milizia Volontaria Anti Comunista” (MVAC),  o “Bande VAC”:                                                                                                                                               questo il loro distintivo.

“MVAC” è la denominazione collettiva con cui furono ridenominate, a partire dal 19 giugno 1942, differenti formazioni armate locali serbo-croate, slovene e in Bosnia anche  musulmane.

Dal 1941 fino alla capitolazione d’Italia nel settembre 1943 queste bande furono ufficialmente riconosciute ed impiegate (a volte direttamente inquadrate) dal Regio Esercito italiano quali truppe ausiliarie per la difesa e la sicurezza della Provincia di Zara ed altri territori del Montenegro, Dalmazia, Bosnia ed Erzegovina e Slovenia sotto amministrazione o controllo italiano. Il Regio Esercito schierò molte bande, battaglioni e legioni, mentre la Banda n. 9 “della Marina”, formata da greco-ortodossi e da giovani italiani nativi della Dalmazia, era alle dipendenze della Base della Regia Marina: indossavano la divisa da fatica dei marinai e il basco blu; operò a fianco di una compagnia del Reggimento “San Marco”.

Antonio Vukasina, nacque nel 1920 a Zara, fervente italiano. Fu attivista sportivo e campione di lancio del giavellotto, fu studente all’università di Bologna in ingegneria. Scoppiata la guerra, si arruolò volontario rinunciando al rinvio per motivi di studio e andò a combattere in Africa settentrionale dove si fece onore  fra Tobruk ed Agedabia. Rimpatriato nel febbraio 1942, completò il corso da Allievo Ufficiale di Complemento e chiese di essere mandato in Dalmazia, dove gli venne assegnato il comando di una compagnia della Milizia Volontaria Anti Comunista, reparto composto da elementi slavi fedeli all’Italia ed aggregato alla divisione “Zara”. Il 7 giugno del 1943, il suo reparto fu attirato in un’imboscata da preponderanti bande slave: coraggiosamente con il carabiniere Carmine Di Giosa, si impegnò per difendere lo sganciamento della sua compagnia e trovò la morte in combattimento.

Nel 1995 l’universitá di Zara  gli concesse  la Laurea Honoris causa in ingegneria mineraria, studio che il giovane aveva abbandonato rinunciando al rinvio per motivi di studio per andare in volontario in guerra.

A lui e al carabiniere fu concessa LA Medaglia d’Oro al Valor Militare

La “Legione Croata” ( Hrvatska legija ) fu aggregata al CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia), alle dipendenze della 3ª Divisione Celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta”. I Croati si batterono con valore in molti scontri durante l’avanzata, e tennero le posizioni sul Don. Circondati dai Russi nel villaggio Meschkoff assieme ai bersaglieri del 3°reggimento, resistettero fianco a fianco per giorni, ma furono totalmente distrutti. I pochi superstiti, dopo la resa di Stalingrado, si unirono alla ritirata.  Al rientro in Italia fu tentata la ricostituzione di una seconda Legione Croata, ma con l’8 settembre ogni progetto fu abbandonato.

Soldati della Legione Croata. A destra li passa in rassegna il Gen. Messe

LETTERA DELL’EX DEPUTATO AL PARLAMENTO JUGOSLAVO BRANKO ZORCIC IN OCCASIONE DELLA VISITA A DRVAR (nella attuale Bosnia nord occidentale) DEL GOVERNATORE DELLA DALMAZIA ITALIANA GIUSEPPE BASTIANINO:

“Drvar 11 ottobre 1941.

Eccellenza! Siamo felici di vedervi immediatamente dopo l’arrivo delle valorose truppe italiane nel nostro paese, e di potervi salutare con il nostro saluto serbo: ‘Siate il benvenuto’, Eccellenza!  Fra i più vivi ed indimenticabili ricordi sono i giorni quando l’esercito italiano occupò per la prima volta questa regione. Quelli furono giorni nei quali giungemmo a sapere che l’esercito italiano è colmo di ottime qualità quali può solamente possedere l’esercito di un impero civile. Le nostre lacrime che sono fluite, in occasione dell’abbandono delle nostre regioni da parte dei vostri soldati e dei signori ufficiali, sono trasformate entro breve tempo in lacrime di disperazione, perchè da quell’epoca fummo esposti ai macelli e alle orribili persecuzioni degli ustasci e delle autorità ustascie. I serbi hanno dovuto insorgere per salvare la nuda vita. Ed eccheggiò il primo colpo di fucile di quelli che erano stati posti di fronte a questa alternativa: o abbandonarsi alle belve per venire sgozzati, oppure vendicare la propria vita a prezzo di più grandi sacrifici. Questo era il momento e la ragione dell’insurrezione di questo popolo. Con l’arrivo dell’esercito italiano in queste regioni noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo, perchè ci avete liberato dalle persecuzioni, dai macelli, dalla paura degli ustascia e di quelli ai quali nulla era sacro. Crediamo che le autorità italiane, come Voi personalmente, Eccellenza, quanto prima saranno persuase che questo popolo è buono, ubbidiente e laborioso e che fra breve sparirà l’eventuale cattivo concetto che si poteva avere di lui. Il trattamento mite, familiare ed affettuoso delle vostre autorità farà ritornare i nostri sventurati ai loro focolari bruciati delle loro case e la preghiera dell’Altissimo per la buona salute, per la felicità e per il progresso del popolo italiano, nel suo Re e nel suo esercito, come pure per la salute e la felicità dell’Eccellenza Vostra, echeggerà dalle nostre demolite ed incendiate case. Grazie a Voi a nome di questo tormentato popolo serbo per il bene che gli avete fatto e che gli farete. Viva S.M il Re Vittorio Emanuele! Viva l’Esercito Italiano! E viviate voi Eccellenza per molti anni.