09) la Seconda Guerra Mondiale
Italia e Germania avevano stretto una bellicosa alleanza
22 Maggio ’39 Patto d’acciaio
Clicca qui per aggiungere il proprio testo
1 settembre 1939 :
alle 04:00 la corazzata tedesca Schleswig-Holstein, all’ancora nel porto di Danzica, apre il fuoco sulla città
Inizia la Seconda Guerra Mondiale
Meno di un mese fu sufficiente a Germania e Russia (che, secondo gli accordi segreti del patto Molotov-Ribbentrop, aveva occupato dal 17 Settembre la parte orientale del paese) per piegare la Polonia
23 agosto 1939 : Patto Molotov Ribbentrop
In realtà, prima che nei campi di battaglia, la guerra era iniziata con la firma del trattato da parte di Molotov e Ribbentrop, alla presenza di Stalin.
(Nella foto sopra, in cornice: Lenin )
Si sanciva la spartizione dell’Europa, che comprendeva quella della Polonia. L’URSS ebbe mano libera in Finlandia, nelle Repubbliche Baltiche e in parte della Romania.
Nella notte del 17 settembre, in violazione del trattato di pace di Riga del 1921 e del patto di non aggressione sovietico-polacco del 1932, l’Armata Rossa, comandata dai generali Michail Prokof’evič Kovalëv e Semën Konstjantynovyč Tymošenko, attaccò la Polonia da Est: una sorta di “dichiarazione di guerra” fu comunicata all’ambasciatore polacco a Mosca mentre l’invasione era già iniziata.
L’invasione sovietica risultò più agevole, poiché la Polonia era già ormai allo sbando, senza un governo e un comando militare operativo, e con un esercito disperatamente impegnato su due fronti.
Il 22 settembre l’Armata Rossa conquistò Leopoli e pochi giorni dopo si incontrò con i Tedeschi lungo i fiumi Narew, Bug, Vistola e San.
Il domino russo fu per la Polonia duro quanto quello tedesco. Ne è simbolo l’esecuzione di massa, da parte dei sovietici, di 20.000 fra ufficiali , soldati e civili polacchi, che va sotto il nome di Massacro di Katyn,
vedasi: https://www.studiober.com/wp-content/uploads/2020/03/21-Regimi-collaborazionisti-con-Germania-Italia-e-URSS.pdf e il film: https://www.youtube.com/watch?v=0BolQ3CqAxU
A nulla valse la disperata ed eroica difesa che i polacchi avevano organizzato, seppur con mezzi e tattiche antiquate, contro gli invasori.
Cavalleria Polacca
i tedeschi infatti erano forniti di mezzi modernissimi, che impiegavano secondo le più recenti tattiche belliche, mirando ad una “guerra lampo” (Blitzkrieg).
Il 3 Settembre 1939 Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda India e Francia dichiarano guerra alla Germania. NON la dichiareranno alla Russia
1939 – 1940 “Blitzkrieg”: i folgoranti successi dell´Asse
Nell’aprile del ’40 Hitler occupa Danimarca e Norvegia
(dove impone il governo fantoccio filo-nazista di Vidkun Abraham Lauritz Jonssøn Quisling, nella foto)
il 10 Maggio aggredisce l’Olanda e poi il Belgio neutrale
Quindi sfonda presso Sedan lo schieramento anglo-francese
In breve tempo la Francia
è sconfitta.
Quel che resta del suo esercito viene imbarcato a Dunquerque assieme al corpo
di spedizione inglese
Germania, Italia e Giappone firmano
il Patto Tripartito (27.9.40)
10 giugno 1940
Benito Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia a Roma annuncia agli italiani l’entrata dell’Italia in guerra al fianco della Germania, contro Francia e Inghilterra.
Piazza Venezia: La dichiarazione di Guerra
https://www.youtube.com/watch?v=xTCwRzMkN68
La “contestualizzazione” del dramma delle Foibe, oggi di moda, dovrebbe tener conto del fatto che le follie del fascismo furono una responsabilità di tutti gli italiani, che lo appoggiarono in maniera plebiscitaria negli anni del consenso: i Giuliano Dalmati pagarono da soli un prezzo maggiore , fatto di Foibe e di Esodo.
“Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia”.
La Francia chiede l’armistizio. Si forma il governo fantoccio di Vichy, con a capo il Maresciallo Petain, che il 24 Ottobre ’40 incontra Hitler a Montoire-sur-le Loire.
Parte della Francia è occupata dai tedeschi
Dopo le prime rapide vittorie in Polonia e Francia, l’espansione tedesca subisce una prima importantissima battuta d’arresto:
L’aviazione inglese infligge a quella tedesca gravi predite, che portano all’abbandono del progetto di invasione dell’Inghilterra (Operazione Leone Marino)
IN JUGOSLAVIA
Il 1º dicembre 1918, alla fina della Prima Guerra Mondiale, il principe ereditario di Serbia e reggente Alessandro Karađorđević dichiarò la nascita del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (SHS), posto sotto il trono di suo padre Re Pietro I.
Era evidentemente una creazione artificiale che riuniva con una sostanziale annessione sotto una corona monarchica popoli da sempre fra loro incompatibilmente ostili
Alessandro I Karageorgevich viene incoronato
Re di Serbi Croati e Sloveni (SHS) nel 1921.
Saranno quattro ustascia, il 9 ottobre del 1934, a portare a termine a Marsiglia l’attentato contro il re Alessandro I
la regia dell’attentato è di Ante Pavelic, futuro ‘Fuhrer’ della Nezavisna Država Hrvatska (NDH) , “Stato Indipendente di Croazia“, alleato di Germania e Italia
Il popolo serbo reagì all’assassinio del re confermando la tradizionale fedeltà alla sua monarchia. Poiché però l’erede al trono, Pietro II, aveva solo undici anni, la reggenza fu affidata a un triumvirato dominato da un cugino del re ucciso, il principe Paolo (Pavel).
Il Reggente adottò una politica interna illuminata, volta a ricomporre le lacerazioni e gli odi fra i Serbi da un lato e Croati e Sloveni dall’altro (ai quali si univano le lamentele degli altri gruppi etnici minoritari: tedeschi, ungheresi italiani, macedoni musulmani, con qualche successo, vedasi la scheda “La politica antiitaliana delle amministrazioni jugoslave), con qualche successo.
Allo scoppio della guerra, il reggente Principe Paolo era in grave difficoltà: pur avendo dichiarato la neutralità della Jugoslavia, il paese era circondato da eserciti di stati ostili, coalizzati anche dalle promesse tedesche di acquisizioni territoriali a spese della Jugoslavia in caso di guerra. Inoltre la debole economia, che dipendeva strettamente dal commercio con la Germania, non aveva ottenuto gli aiuti richiesti
Una guerra sotterranea si combatteva a Belgrado fra le diplomazie inglese e tedesca. La Jugoslavia aveva cercato inutilmente l’aiuto economico e commerciale di Francia e Inghilterra (era di fatto dipendente dalla Germania), ma senza successo.
Percepiva anche una certa riluttanza dei militari Sloveni e Croati a battersi per un regno mai amato (infatti si batteranno molto debolmente).
In questo pericolosissimo contesto, il Consiglio della Corona, composto da ministri serbi, croati e sloveni, autorizzò all’unanimità il Principe Paolo a intavolare trattative con Hitler.
A Berlino e a Berchtesgaden, in Baviera, i due capi di stato si incontrarono due volte.
L’11/3/1941, il governo tedesco invitò quello iugoslavo ad aderire al patto tripartito.
il 24 marzo ‘41 il governo cedette alle pressioni tedesche: nel Castello del Belvedere a Vienna la Jugoslavia aderiva al Patto Tripartito (che era stato stipulato il 27 settembre 1940 tra la Germania, l’Italia ed il Giappone)
Vienna, Castello di Belvedere, già residenza viennese del Principe Eugenio di Savoia
Il patto fu firmato dal Ministro degli Esteri del Reich, von Ribbentrop, dal Ministro degli Esteri italiano conte Ciano e dall’Ambasciatore del Giappone a Berlino, Oshima, da una parte e dal Presidente del Consiglio jugoslavo Zverkovic e dal Ministro e dal Ministro degli Esteri jugoslavo Zinzar Markovic, dall’altra.
Targa installata a Niš, per commemorare il primo ministro jugoslavo Dragiša Cvetković, protagonista dell’adesione della Jugoslavia all’Asse.
Dopo soli 3 giorni dalla firma del patto, , il 27 marzo i un gruppo di ufficiali dell’aeronautica capitanati dal Capo di Stato Maggiore gen. Dusan Simovic con un colpo di stato sostenuto anche dal patriarca della Chiesa Ortodossa rovesciò il governo legittimo: Furono arrestati Dragiša Cvetković e Aleksandar-Marković (i firmatari del Patto del belvedere). Fu deposto il reggente Paolo e sul trono fu insediato il giovane re Pietro II, dichiarato maggiorenne, che assunse il potere effettivo e, ripudiando l’alleanza con il Tripartito, ordinò la mobilitazione generale contro gli italo-tedeschi.
Può sembrare paradossale, ma fu la Jugoslavia a violare i patti sottoscritti, scatenando con la mobilitazione la reazione tedesca e italiana. Hitler ritardò l’invasione della Russia, già programmata, per rivolgersi alla Jugoslavia
Interessante anche la lettura della biografia del Principe reggente, scritta dalla figlia, la Principessa Elisabetta, dall’eloquente titolo inglese “Paul of Yugoslavia: Britain’s Maligned Friend”.
Lo storico serbo Đoko Slijepčević, ha dichiarato in un’intervista:
“Le radici della tragedia della Jugoslavia nella seconda guerra mondiale, e dopo di essa, sono in gran parte contenute nell’impreparazione ideologica e politica e nella valutazione unilaterale della situazione politica interna e internazionale in cui essa si trovava. Decisioni arbitrarie e in misura significativa le pressioni della Chiesa ortodossa, nonché le idee e gli obiettivi poco chiari del colpo di stato del 27 marzo 1941, furono le cause della prevedibile spietatezza degli occupanti”.
L’invasione, che scattò il 6 aprile, fu preceduta da un imponente attacco aereo su Belgrado
https://www.facebook.com/ucciomudu/videos/2580132275642637
La campagna di Jugoslavia durò pochi giorni:
12 aprile 1941 – Le forze armate tedesche occupano Belgrado.
17 aprile 1941 – Capitolazione dell’esercito jugoslavo: si accusano i reparti sloveni e croati di non essersi battuti. Anche i comunisti non si erano mossi, rispettosi del fatto che la Germania si era alleata con la Russia (Patto Molotov Ribbentrop)
Il giovane Re Pietro II e il governo, a bordo di aerei inglesi, andarono in esilio prima in Grecia e poi a Londra.
Durante i primi anni di guerra le forze armate italiane, per lo più grazie al contributo dell’alleato tedesco, riescono in qualche modo a tenere il passo con gli avvenimenti bellici . Così anche sul fronte dei Balcani
Le truppe di stanza a Zara occupano la Dalmazia
A picture of Italians in action. A M13/40 with suporting infantry. I believe this photo was taken in the Balkans.
Colloqui di Re Pietro II Karageorgevich
Con Wiston Churchill
e con il Gen. Montgomery
e con il Presidente americano Roosevelt
Le truppe dell’Asse (tedesche, italiane, croate, bulgare e ungheresi) occuparono tutto il territorio jugoslavo. In poco tempo la Jugoslavia venne divisa tra le forze occupanti:
Pavelic offrì la Corona del Regno di Croazia, riesumata dopo 1000 anni, ad un principe di Casa Savoia: voleva mostrare gratitudine al suo protettore Mussolini , o forse voleva, in tal modo, prendere le distanze dalla Germania nazista che cercava di impadronirsi materialmente del nuovo Stato.
Aimone di Savoia – Aosta, duca di Spoleto, Re nominale di Croazia fra il 1941 ed il 1943, con il nome di Tomislav II.
L’artificiale creazione del Regno degli Slavi del Sud, poi denomninato “di Jugoslavia”, con sostanziale egemonia serba, aveva suscitato aspre contrarietà presso Sloveni e Croati. Ai contrasti nazionalistici fra le diverse componenti del Regno, si aggiungevano quelli religiosi (i Serbi sono di Religione Ortodossa, mentre sono Cattolici i Croati e gli Sloveni) e quelli politici, a seguito della crescita dei movimenti comunisti, e della conseguente reazione in particolare da parte delle formazioni cattoliche: il contrasto politico si arricchiva della componente religiosa, dovuta all’ateismo e all’anticlericalismo comunista.
In questo contesto, anche in Slovenia e Croazia prese piede in forma locale il nazifascismo, tanto da far nascere correnti filo italiane, che salutarono con giubilo l’arrivo delle truppe italiane e tedesche. La rapidità della campagna di Jugoslavia è dovuta anche al fattero che le unità Jugoslave di etnia croata e slovena non si batterono. Si tende infatti a dimenticare l’esistenza di una corrente filo-italiana presente e attiva in Slovenia e in particolare nella capitale Lubiana.
Il giorno successivo alla proclamazione della Provincia di Lubiana , seguita alla spartizione della Jugoslavia dopo l’invasione italo-tedesca (Regio decreto del 3 maggio 1941, numero 291), un gruppo di notabili di Lubiana inviò all’Alto Commissario italiano Emilio Grazioli un messaggio da inoltrare a Mussolini, nel quale si dichiarava “la più rispettosa devozione alla Maestà del Re e Imperatore” e la “riconoscenza” al duce, affermando altresì che “la popolazione slovena dimostrerà più con i fatti la sua riconoscenza”.
Il documento era sottoscritto dagli ex ministri jugoslavi Ivan Puceli e Frank Novak, dal Rettore dell’Università di Lubiana Slavic, dall’ex senatore Gustav Gregorin, dal sindaco di Lubiana Ivo Adlesic e da altre personalità. Primo firmatario fu l’ex bano ed ex presidente del disciolto Consiglio Nazionale, Marko Natlacen.
Juro Adlešič, sindaco di Lubiana, fu lasciato in carica dagli italiani finché non si dimise per protesta nel 1942
Marko Natlačen, ex bano (prefetto) della Slovenia jugoslava. Venne ucciso dai partigiani sloveni per collaborazionismo
Nei giorni immediatamente successivi, 105 sindaci sloveni inviarono un messaggio a Mussolini, esprimendo “giubilo e orgoglio per l’incorporazione dei territori sloveni nel grande Regno d’Italia”.
Analogo messaggio di felicitazioni pervenne al duce anche dall’arcivescovo di Lubiana, Gregorij Rozman
Gregorij Rozman fu prelato cattolico sloveno, tra il 1930 e il 1959, vescovo della Diocesi di Lubiana. Viene ricordato per il suo controverso ruolo dopo l’occupazione italo-terdesca . Era un ardente anticomunista e si oppose al Fronte di liberazione del popolo sloveno e alle forze partigiane perché erano guidati dal partito comunista. Stabilì relazioni con le potenze occupanti, emanò proclami di sostegno alle autorità occupanti e sostenne le forze collaborazioniste armate organizzate da occupanti fascisti e nazisti. Il governo comunista jugoslavo lo condannò in contumacia nell’agosto 1946 per tradimento per aver collaborato con i nazisti contro la resistenza jugoslava. Nel 2009, la sua condanna è stata annullata per motivi procedurali. La Chiesa cattolica romana in Slovenia ha fatto attivamente una campagna per la sua riabilitazione, sostenendo che le sue azioni erano motivate esclusivamente per minimizzare il numero di vittime slovene durante la guerra.
Un’altra pagina, totalmente taciuta, è il salvataggio di migliaia di famiglie di Sloveni e Croati anticomunisti che fuggivano dalle zone di occupazione tedesca per rifugiarsi nei territori occupati dagli Italiani, e scampare così anche dalle persecuzioni dei partigiani comunisti
La storiografia marxista sostiene che le foibe sarebbero state una conseguenza delle atrocità commesse dall’esercito italiano durante l’occupazione della Jugoslavia.
L’Italia occupando la Jugoslavia con l’alleato germanico aveva messo in gioco le sue province orientali: Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Zara. E questa fu una sciagurata decisione di Roma che, indotta dalle coinvolgenti vittorie tedesche, voleva risolvere definitivamente la persistente conflittualità al confine sloveno che dagli anni Venti andava trasformandosi in scontro di civiltà.
L’occupazione italiana fu rispettosa della popolazione civile, della legge internazionale e dello “jus in bello” sui limiti della guerra.
La pubblicistica ha offerto allo sprovveduto le fotografie di esecuzioni, di villaggi al rogo, di rappresaglie compiute dal nostro esercito.
Ma oltre a queste foto, tanto care alla storiografia marxista, ne conosciamo altre, orfane di case editrici, che testimoniano paesane slave in abiti tradizionali che accolgono i nostri militari con mazzetti di fiori, ne conosciamo altre di militari italiani che distribuiscono pasta e riso alla popolazione civile.
Ne conosciamo altre di bambini serbi salvati nei campi di concentramento ustascia, bambini denutriti, destinati alla soppressione perché maggiori di 5 anni di età, e sì, perché fino a 5 anni potevano restare in vita.
Non lo si è voluto dire, ma i militari italiani rappresentavano un esercito regolare, rispettoso delle convenzioni internazionali.
Ma i partigiani di Tito, no, perché praticavano la guerriglia, la forma più brutale della guerra perché non ha regole. Così i nostri prigionieri venivano torturati e uccisi. La tortura era fine a se stessa.
Ed ecco allora la reazione. Pirzio Biroli fu il generale che per primo ordinò di abbandonare la consuetudine e di rispondere colpo a colpo: la leggenda del “bono taliano” deve finire, imprecava! Lo seguì il comandante della 2° armata, Mario Roatta, con la famosa circolare 3C. E accadde quello che Tito voleva: la brutalizzazione del conflitto.
Dove leggiamo queste cose? Tace la storiografia marxista perché il soldato italiano deve rimanere rappresentato negativamente.
Perché la resistenza, ovunque sia stata, non si tocca!
Perché la Jugoslavia di Tito non si tocca! Perché Tito, in quanto amico di Pertini. non si tocca
Il campo di concentramento di Arbe usato per l’internamento della popolazione civile slovena, ma non solo.
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9740036
La maggior parte degli Ebrei della Dalmazia fu internata nel Campo di Concentramento di Arbe, per salvarla dai nazisti e dagli ustascia che per 30 marchi consegnavano gli israeliti ai tedeschi, i quali poi li deportavano nei lager in Germania e Polonia.
La resistenza iugoslava agli italo-tedeschi si frazionò sin dall’inizio in due gruppi fra loro ostili: da un lato i cetnici, nazionalisti fedeli al re, che si raccolsero nella Bosnia e nel Montenegro intorno al Colonnello Draza Mihajlovic (1893-1946 nella foto a sx)
Ci furono 3 tentativi di annientamento del movimento di liberazione jugoslavo, con un’azione congiunta italo-tedesca tra l’ottobre del ’41 e l’aprile 42.
Si conclusero con un sostanziale fallimento, che culminerà con la vittoria slavo-comunista nella battaglia della Neretva
Le sorti della guerra cambiano verso la fine del ’42 :
La BBC da Radio Cairo: “…in modo particolare la divisione Folgore ha resistito al di là di ogni possibile speranza” .
“Gli ultimi superstiti della Folgore sono stati raccolti esausti nel deserto. La Folgore è caduta con le armi in pugno”.
Churchill: “Dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore…”,
QUI,TRA LE SABBIE NON PIÚ DESERTE, MONTANO LA GUARDIA, PER L’ETERNITÁ, I RAGAZZI DELLA “FOLGORE”. FIOR FIORE DI UN ESERCITO E DI UN POPOLO IN ARMI, CADUTI SENZA RIMPIANTO PER UN’ IDEA, ONORATI DALLO STESSO NEMICO, INDICANO, AGLI ITALIANI, LA VIA DELL’ ONORE E DELLA GLORIA.
VIANDANTE, ARRESTATI E RIVERISCI. DIO DEGLI ESERCITI, ACCOGLI LO SPIRITO DI QUESTI RAGAZZI IN QUELL’ ANGOLO DI CIELO CHE RISERVI AI MARTIRI ED AGLI EROI
ultimo messaggio radio della divisione corazzata Ariete:
“Carri nemici fatta irruzione a sud dell’Ariete, con ciò Ariete accerchiata. Trovasi circa 5 km nord-ovest Bir el Abd. Carri Ariete combattono”.
Da un distaccamento dell’”Ariete”: “attacco nemico respinto. Forti perdite. Ci restano tre carri: contrattacchiamo”.
















































































